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BOVEGNO - Gli strumenti musicali in corteccia

Il fascicolo "Strumenti musicali in corteccia. Documentazioni raccolte nel bergamasco e nel bresciano" di Valter Biella (con la partecipazione del ricercatore gardonese Franco Ghigini) e pubblicato nel 1989 dalla Coop. ARCA di Gardone V.T, affronta il suggestivo tema degli strumenti "poveri", realizzati con bastoncini di varie essenze o cortecce ritorte e si articola sui seguenti temi: i flauti, i corni e le trombe, le ance.

BOVEGNO - Il taglio del bosco con mezzi meccanizzati

Diversamente che nella bassa e media Valtrompia, in alta valle permangono alcune attività produttive legate al trattamento forestale e al taglio del bosco, in particolare per lo sfruttamento di legname da opera. Ciò è incentivato dalla coltivazione di specie arboree tipiche delle fasce fitoclimatiche più elevate, come l'abete rosso, oggetto di vere e proprie campagne di piantumazione.

BRIONE - La raccolta dello strame (1940)

La stagione autunnale era impegnata dalla raccolta di strame (patöh, in dialetto), ovvero il fogliame utilizzato per far da letto ai bovini nelle stalle e, talvolta, per i pagliericci degli stessi contadini per le ore di risposo serale passate in veglia nelle stalle durante l'inverno.

BRIONE - Legna e carbone

"Le stagioni di Visala. Vita di una comunità triumplina dell'Ottocento", di Mauro Abati e Ameria Peli. Grafo, 2010.

GARDONE V.T. - La località Paule

Testimonianze di una secolare vita in montagna.
La località Paule si trova in comune di Gardone V.T. lungo il filo del dosso che da Ponte Zanano sale verso la località Domaro.
L'area – molto soleggiata - era tenuta a maggengo e frutteto. Sono ancora oggi presenti ampi prati in cui si riconoscono ciglionamenti, con sparsi alberi da frutta (ciliegi e pruni) e castagni di grandi dimensioni.
Tutta l'area, così come quasi tutta la costa del M. Domaro che forma il lato sinistro della Valle di Seradello è di proprietà Moretti, importante famiglia di armaioli gardonesi che nel XIX sec. diede anche un sindaco al paese, che soprattutto nel corso dell'Ottocento acquisì i beni di proprietà ecclesiastica confiscati dalla napoleonica Repubblica Cisalpina alla fine del Settecento.

GARDONE V.T. - La Valle di Inzino

Ambiente, paesaggio, svago ed escursionismo in una località incontaminata e affascinante.
Dalla frazione di Inzino di Gardone V.T. si estende la valle omonima, che risale le falde del M. Guglielmo fino all'altezza di Croce di Marone e, poco più in alto, delle malghe del versante meridionale.

GARDONE V.T., MARCHENO e TAVERNOLE - Cascine rustiche sulla linea Caregno-Pontogna

Una caratteristica espressione dell'architettura rurale tradizionale.
 
Lungo il noto itinerario escursionistico Caregno-Pontogna (che nel suo insieme interessa i comuni di Gardone V.T, Marcheno e Tavernole) si incontrano alcuni particolari esempi di cascine rustiche ancora ben conservate, dotate di un porticato anteriore, utile probabilmente a consentire lo svolgimento di alcuni lavori anche in caso di intemperie o durante la stagione fredda. Ciò distingue tali cascine dal modello più consueto della cascina tradizionale della montagna valtrumplina, che, peraltro, si può comunque vedere anche lungo il medesimo itinerario.

LODRINO - Il laghetto del Lembrio

Programmazione della tutela dagli incendi boschivi.
La valle del Lembrio è un ramo laterale della valle di Lodrino, a sua volta laterale della Valtrompia e conducente al valico con la Valsabbia detto della Cucca.

LODRINO - La pineta

Testimonianze di impiego forestale nella conservazione idrogeologica.
 
Soprastante l'abitato di Lodrino si sviluppa la catena del M. Inferni, della Corna di Caspai e del M. Palo. Si tratta di monti dolomitici caratterizzati da dirupi franosi, talvolta incombenti sull'abitato dalla cui instabilità l'uomo ha dovuto difendersi nel tempo anche compensando il prelievo legnoso dei boschi spontanei che fornivano di per sé una certa tutela al degrado del versante.
L'esempio più macroscopico è costituito dalla Cavada, ovvero dal punto più critico di tutta la bancata rocciosa, ben visibile anche da lontano, che peraltro costituisce un diretto punto di valico per la valle di Marmentino.
A partire dagli anni '30 e '40 del Novecento, nell'area posta tra l'abitato e le rocce, ormai priva di alberi per un eccessivo prelievo da parte dell'uomo, per opera della Milizia Forestale fu realizzata una pineta di pino austriaco (in seguito arricchita con altre conifere), avente – come già detto – lo scopo di ripristinare una copertura arborea in funzione di tutela idrogeologica (oltre che di contenere la disoccupazione).

LODRINO - La radura “Piazza dei morti”

 
Testimonianza di emarginazione nel bosco degli appestati durante l'epidemia del 1630.
La costa del Feifo è il versante del monte che collega la valle del Lembrio alla Cucca di Lodrino, sottostante la cima Punta di Reai. Si tratta del lato rivolto a nord della valle di Lodrino, ricco di prati e cascine oggi ristrutturate nella parte di minore acclivio e di minor quota, e boschi di faggio, frassino, carpino, nocciolo, ecc. nella parte più orientale, più elevata e ripida.

MARCHENO - Espressioni del carsismo in località Caregno

Le doline nei prati di Caregno.
 
Gran parte della Valtrompia presenta un substrato roccioso di tipo dolomitico, proprattutto nella parte intermedia della valle, ma anche questa affermazione richiede di essere approfondita.

MARCHENO - La Valle di Vandeno

Una valle laterale ricca di segni naturali e antropici.
 
Incassata tra la Punta Ortosei e la Corna di S. Emiliano, in comune di Marcheno, si trova la valle di Vandeno (Vandé, in dialetto), interessata alcuni anni fa da un particolare progetto  di valorizzazione e di semplice allestimento didattico-culturale da parte della locale Scuola secondaria di primo grado.

MARMENTINO - Alberature di ripa

Strettamente connessa alla presenza di ruscelli e torrenti è l'organizzazione delle rive in certi punti protette dall'azione erosiva dell'acqua da filari di alberi  che trattengono il suolo col proprio apparato radicale. Lo scopo era evidentemente la conservazione dei prati, preziosi - in un contesto economico di tipo rurale - per la produzione di fieno.

MARMENTINO - Siepi stradali

Si tratta di piantagioni lineari di piante prevalentemente arbustive situate lungo scarpate stradali, talvolta coincidenti con delimitazioni di terrazzamenti, confini di proprietà o di coltivazioni.

NAVE - Gelsi monumentali

Memorie dell'antico paesaggio della piantata padana.
La coltivazione del gelso  per la bachicoltura si è diffusa in Italia a partire dal Cinquecento.

NAVE - Il gelso e la vigna

Memorie dell'antico paesaggio della piantata padana.
La storia economica della Valle del Garza e di Nave in particolare, ha avuto una connotazione agricola fino agli anni '50 del Novecento. Tra le coltivazioni prevalenti c'era quella della vite, ora distribuita sui terrazzamenti sostenuti da muri a secco e risalenti il versante collinare, ora accompagnata ad alberi da frutto o al gelso nelle aree pianeggianti.

NAVE - La Corna di Val Listrea

Il torrente Listrea scende nell'omonima valle dal monte retrostante l'abitato di Monteclana, antica contrada di Nave.

NAVE - La strada medievale per il santuario di Conche

Resti di un antico percorso selciato
Nonostante le trasformazioni introdotte nel corso degli ultimi decenni nel modo di spostarsi in montagna e, di conseguenza, le trasformazioni del fondo stradale, alcuni brani di antichi selciati sono rimasti in varie località (in particolare: l'antica strada per Invico di Lodrino, l'antica strada per S. Maria del Giogo di Gardone V.T, l'antica strada in valle di Graticelle a Bovegno o, nello stesso comune, la strada per Ludizzo).

PEZZAZE - La calata della legna col filo palorcio a caduta in Val Cavallina

Laddove il versante montuoso non è servito da strade silvo pastorali, l'esbosco della legna tagliata avviene attraverso la calata della medesima col mezzo del filo palorcio.
Tecnicamente esso consiste nella collocazione longitudinale al pendio di una fune metallica adeguatamente lubrificata lungo la quale scorre liberamente un gancio al quale è appesa la fascina di legna,Mixed element/text selection che scende quindi per la semplice gravità.
I punti fondamentali di azione sono due: il primo, a quota elevata e posto nei pressi del luogo in cui viene tagliata la legna da calare a valle; il secondo nel luogo – prossimo a vie di accesso per mezzi a motore - dove viene raccolta e accatastata la legna in attesa del definitivo trasporto nei magazzini.
Gli addetti operano nei due punti, rispettivamente per l'assemblaggio delle fascine e il loro aggancio alla fune, e per la raccolta e accatastamento della legna calata.
Al fine di attutire l'impatto della legna con la battuta fissa al suolo vengono solitamente posti copertoni.
L'impatto è evidentemente violento e spesso avviene che la fascina si sciolga proiettando pezzi di legna nell'area circostante; è quindi necessario per i lavoranticautelarsi durante la calata traendosi in disparte.
Il processo di calata con filo palorcio comporta diversi provvedimenti di manutenzione e sicurezza del sistema nel suo insieme: in primo luogo il taglio di rami e lo sgombero di ostacoli lungo il percorso della fune, così che la legna calata non incappi in colpi che potrebbero sciogliere la fascina disperdendo la legna lungo il tragitto; in secondo luogo avvertire eventuali passanti del pericolo di caduta. Lungo i sentieri che attraversano il percorso della fune, in suo prossimità, vengono solitamente appesi in bella vista panni o altri mezzi di avviso dei lavori in corso.
Le postazioni di filo palorcio sono solitamente permanenti anche se periodiche in funzione del ciclo di taglio del bosco, tuttavia possono essere presenti impianti utilizzati stabilmente. In località Val Cavallina, nei pressi della
Cascina Cavallina, esiste appunto una di tali postazioni, dove per quasi tutto l'arco dell'anno è possibile assistere alla calata della legna dal soprastante M. Pelato (toponimo riconducibile probabilmente ad un'epoca in cui il taglio del bosco aveva ben altra intensità rispetto ad oggi).
La Val Cavallina è interessata dall'allestimento in loco del "Sentiero dei Carbonai"  e ciò contribuisce a coniugare notizia storica e pratica contemporanea.
 
Scheda redatta da Mauro Abati – Gruppo di storia locale di Polaveno, ass. Versanti.   
 
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PEZZAZE - La produzione di carbone in Val Cavallina

In certe aree della Valtrompia, l'attività di produzione di carbone si è mantenuta fino agli anni '60 del Novecento, finalizzata al rifornimento di combustibile per i locali industria e artigianato dei metalli. In seguito (ed in particolare con l'abbandono dei magli tradizionali), tale materia prima è stata del tutto sostituita con altri combustibili o forme di produzione di energia e la carbonizzazione è stata completamente abbandonata.

POLAVENO - La realizzazione di legacci con vimini

La limitatezza di materiali di produzione industriale da un lato e la grande disponibilità di materiali naturali accompagnata dalla secolare sapienza nel loro utilizzo, si esprimeva in una varia tipologia di legacci (in salice e in nocciolo) realizzati con rami prescelti in base alle loro caratteristiche di elasticità e resistenza.

POLAVENO - “La lunga storia dei boschi di Polaveno”

"I Quaderni del'öfilì" n. 11, 2010, Istituto Comprensivo e Gruppo di storia locale di Polaveno.
 
L'articolo è pubblicato in un numero monografico della rivista "I Quaderni del'öfilì" dedicato a S. Maria del Giogo e riportante gli esiti di un lavoro di educazione al territorio condotto dal Gruppo di storia locale di Polaveno con gli allievi delle classi seconde e terze della Scuola secondaria di primo grado di Polaveno, negli anni scolastici 2008-2009 e 2009-2010.
A partire dalle notizie storiche relative allo sfruttamento forestale nell'area di Polaveno (i monti di Gombio sono citati nei trecenteschi Statuti di Brescia per il rifornimento di legna alla città) si considera la trasformazione delle funzioni del bosco nel corso del Novecento, da risorsa di combustibile a potenziale bioecologico per il rinnovamento dell'ossigeno attraverso i processi fotosintetici a luogo di svago per il tempo libero.
Tutte queste funzioni sono ben rappresentate lungo l'itinerario che collega Polaveno alla località di S. Maria del Giogo, molto frequentata da taglialegna e da gitanti diretti verso il noto santuario.

POLAVENO - Gli usi civici legati al bosco

Dal volume "I persichi e la gavetta. Primo Novecento e Grande Guerra a Polaveno e Brione: documenti d'archivio, testimonianze e lettere dei soldati." Mauro Abati, Ameria Peli, 1998

POLAVENO - I boschi della Costa

La Costa di Polaveno è il versante alle spalle dell'abitato di Polaveno a partire dalle pendici orientali della Punta dell'Orto fino a quelle del M. Castellino. Si tratta di un'area a media acclività, rivolta a sud e quindi ricca di boschi eliofili di rovere, cerro, roverella, corniolo, maggiociondolo, carpino nero, castagno.

POLAVENO - La Pozza di Magazzo

Una pozza per l'abbeverata posta in un secolare castagneto.
 
La Pozza di Magazzo, detta anche Pozzone per le sue grandi dimensioni, si trova sul versante che dalla frazione polavense di Gombio sale a S. Maria del Giogo. A metà costa, infatti, si apre un pianoro dotato di numerose cascine; il pendio è terrazzato con muretti a secco ormai in degrado, testimonianza di antiche coltivazioni. Sono inoltre presenti ampi castagneti, tra i quali quello che ospita la Pozza stessa, dotato di alcune piante di notevoli dimensioni.

POLAVENO e BRIONE - “I boschi di Polaveno e Brione: un’origine comune ma due diversi destini”

Gian Pietro Temponi, Responsabile del Servizio Agro Silvo Pastorale della Comunità Montana di Valle Trompia in "I Quaderni del'öfilì", Gruppo di storia locale di Polaveno, n. 6, 2002.
 
L'articolo documenta l'evoluzione dei boschi di Polaveno e Brione a partire da due elementi fondamentali: la diversa estensione delle proprietà forestali pubbliche (44% a Polaveno e 7% a Brione) e la conseguente diversa programmazione forestale attraverso i Piani di assestamento.

SAREZZO - Deposito di legna

Alcune località erano deputate a raccogliere la legna tagliata sui versanti dei monti, in attesa che venisse poi smerciata nelle zone di consumo.

SAREZZO - Una testimonianza di cascina a corte chiusa in località Seradello

Ultima testimonianza in Valtrompia di cascina rustica a corte chiusa è rappresentata dall'edificio sito in via Seradello (loc. Barbecc) a Sarezzo e già documentato in varie pubblicazioni (la foto qui riprodotta è stata scattata da Armando Ricci negli anni '70 e proviene dalla pubblicazione "Architettura contadina in Valtrompia", Silvana editrice, 1982).

VALTROMPIA - Clinclinì

Clinclinì è il titolo di uno spettacolo e di una installazione realizzati dall'Associazione Treatro Terre di Confine.
Il titolo dell’azione definisce le linee generali dell’intervento in quanto il personaggio immaginario “Clinclinì” appartiene alla vasta area delle leggende alpine che si raccontavano e che entrano di diritto nel filone della tradizione. La “fata” in questione è una piccola creatura che vive in una grotta e nelle sere d’estate suona melodie incantatrici al pianoforte: soltanto i bambini più attenti, che si mettono al limite del bosco, possono sentirle.
I due concetti che sottendono l’idea alla base di questo lavoro sono per l’appunto i suoni e i personaggi legati all’habitat del bosco. Suoni e personaggi che prendono rilievo nelle due forme del reale e del fantastico. Testimoni di oggi si mescolano alla fantasia e all’immaginazione di fatti leggendari mentre rumori reali si mescolano a suoni e a musiche evocative di suggestioni silvestri.
In un grande bosco, ricreato con la magia del teatro in uno spazio chiuso, i bambini ascoltano attraverso delle cuffie rumori, voci di uomini e donne che narrano, suoni della natura circostante, elementi catartici delle proprie paure per poi incontrare sulle tracce di Pollicino i personaggi (attori) che li condurranno nel mondo della fiaba. Paesaggi boschivi, piante gigantesche e luoghi particolarmente evocativi della Valle Trompia vengono presentati in una video-proiezione, che consentirà di portare il bambino dal bosco inventato al bosco reale e.... a nuovi incontri.
I due filoni della fiaba classica e della fiaba di tradizione si concretizzano negli angoli dello “Spazio praticabile”, sede dell’Associazione. Il primo coincide con la narrazione della fiaba dei fratelli Grimm “Il viaggio di Pollicino”, in cui il figlio di un boscaiolo riscatta la propria diversità superando con arguzia e furbizia una serie di prove che -attraverso un bosco metafora della vita- affronterà di volta in volta con successo per raggiungere poi il focolare domestico, lieto fine della sua maturazione. L’altro filone è caratterizzato dal mix, prettamente bresciano, di filastrocche, ninnananne, storielle di fate e donne dalle gambe caprine che vagano tra i nostri boschi. Tra queste narrazioni si colloca dunque la “Clinclinì”, testimonianza inedita raccontata qui per la prima volta.
I personaggi guida, elementi portanti delle storie, che appaiono nelle azioni teatrali e nelle immagini della video-proiezione sono: ‘l Shelvadeg (l’Uomo Selvatico), una sorta di essere primordiale che vive ai margini della società tra grotte e vegetazione incolta e che, nonostante si faccia vedere raramente, è buono e generoso; la donna con i piedi caprini, sempre bellissima e appariscente, che dopo aver ammaliato lascia immancabilmente una scia di terrore, mistero e distruzione; la fata, buona, solare, disponibile ad aiutare e piccola come un elfo, la quale vola e vive nel bosco; la vecchietta, depositaria di tutta la tradizione orale, che vive da sempre e non invecchia mai ed è l’archetipo dell’inizio di tanti racconti.
 

VALTROMPIA - I saperi della montagna

Nell'ambito di Expo 2015 la Comunità Montana di Valle Trompia prosegue la partecipazione all'evento con altri due appuntamenti promossi dall'Associazione Ecomuseo Valle Trompia. Montagna e Industria.
Per l'occasione l'Associazione Culturale Treatro terrediconfine ha proposto una teatralizzazione lungo il percorso espositivo della mostra dedicata a “I saperi della montagna. La collezione di Costanzo Caim”. Basandosi sulle ricerche condotte da Michela Capra, curatrice della mostra, e su testimonianze più recenti che raccontano di borghi e comunità di montagna trasformatesi radicalmente negli ultimi decenni, alcuni attori in costume hanno accolto il pubblico mettendo in scena una narrazione collettiva spostandosi da un luogo all’altro dello spazio espositivo.
Dal 26 luglio 2015 inoltre è stato possibile visitare l'istallazione "Clinclinì. Suggestioni dal bosco."
 

LE STAGIONI DEI PRATI, con Matteo Bertuetti - 2 agosto 2015 alle 21
Racconto della vita contadina tra boschi, prati e filari di viti. Storie di uomini e donne che dedicarono le loro giornate al raccolto, alla fienagione, alla cura della terra.
VOCI DI MALGA, con Pietro Mazzoldi
Voci di un malghese che ancora prima che il sole sorga è pronto a mungere con cura le sue mucche che gli daranno latte da trasformare in burro e formaggio.
CURATORE DI ERBE, con Michele D'Aquila
Un erborista ripercorre la tradizione della cura dei malanni con le piante trovate nei prati della zona e sulle montagne.
 

CLINCLINì. SUGGESTIONI DAL BOSCO. Narrazioni in audio - dal 26 luglio al 31 ottobre 2015
In un bosco ricreato con la magia del teatro, si ascoltano attraverso le cuffie voci di uomini e donne, che narrano storie, proverbi, filastrocche mentre scorre il video con le fantastiche suggestioni di un luogo incantato.
Video/istallazione: Andrea Gentili e Michele Sabattoli
Voci registrate: FAbrizio Foccoli, Stefania Ghisla, Fabrizia Guerini
In video: Stefania Ghisla, Fabrizia Guerini, Emma Pintossi, Massimo Pintossi

VALTROMPIA - Le strope, ovvero i legacci per le fascine

I legacci per le fascine  di legna minuta, rami e piccoli pali (tondèi) erano realizzati con i giovani e flessibili rami di castagno, che venivano ritorti al fine di vincere la resistenza delle fibre e ricavare ad una estremità l'occhiello dove infilare la seconda estremità.

VALTROMPIA - Ravenole, terra di Raveno

Un racconto fantasy di Vittorio Piotti sulle prime tribù della Valtrompia
Lo scultore originario di Lavone di Pezzaze Vittorio Piotti (1935 – 2000) fu molto affascinato dalle figure delle antiche divinità valtrumpline, che volle talvolta rivisitare nelle sue opere in ferro, a fianco dei numerosi animali e fiori di montagna.

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