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LODRINO - La latteria sociale

La Società anonima cooperativa Latteria sociale di Lodrino , come molte altre realtà simili in Valle Trompia, e più in generale in Lombardia e in altre regioni del nord Italia, nasce nel contesto delle esperienze cooperativistiche di fine Ottocento, sulla scia degli interventi operati in ambito agricolo da padre Giovanni Bonsignori fondamentale figura dell'agricoltura bresciana.
La Società si costituisce il 26 dicembre 1888 su iniziativa di trentatre produttori di latte, "nati e domiciliati in Lodrino, tutti maggiorenni ed asserentisi investiti della capacità giuridica" (Ghisla, Bettinzoli, Zappa, Foccoli, solo per citarne alcuni), animati dalla volontà di utilizzare nel modo più razionale possibile le risorse a disposizione e dare nuovo vigore ad un'economia che rischiava di restare altrimenti improntata alla sussistenza. Gli scopi che la società si prefigge sono infatti di "riunire il latte portato dai soci, lavorarlo e perfezionarne i prodotti utilizzandoli tutti; aprire per essi un commercio anche su vasta scala; corrispondere ai portatori del latte un sicuro guadagno od in denaro od in latticini; incoraggiare in tal guisa gli allevatori di bestiame al progressivo miglioramento delle razze bovine, all'aumento delle vacche, quale elemento di maggiore ricchezza agricola". Quindi la raccolta e lavorazione del latte  in forma collettiva mirava ad un duplice traguardo: da una parte incentivare il commercio dei latticinioltre i ristretti confini del paese o della valle, in modo da portare ai singoli produttori un guadagno certo, in denaro o in natura, dall'altra parte la possibilità, con i guadagni ottenuti, di nuovi investimenti per l'acquisto di bestiame di razza migliore. Si sarebbe così innescata una sorta di reazione a catena finalizzata, oltre che al generale miglioramento delle condizioni di vita degli allevatori, all'evoluzione e incremento della produzione agricola, con le conseguenti ripercussioni positive sulla qualità dei prodotti finali destinati all'alimentazione, e quindi sulla salute dei consumatori finali.
L'archivio storico del Comune di Lodrino conserva il fondo documentario riconducibile alla Latteria sociale di Lodrino, che ne attesta l'attività dal 1888 al 1916.
 
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INDICAZIONI ARCHIVISTICHE
Dati e informazioni sulla Latteria sociale sono disponibili nell’archivio storico comunale di Lodrino:

Fondo Latteria sociale di Lodrino
Atti, "Statuto Latteria Sociale", 1888 dicembre 26, busta 1, fasc.1.1
Atti, 1892, busta 1, fasc.3
Atti, 1893, busta 1, fasc.4
Atti, 1894, busta 1, fasc.5
Atti "1895", busta 1, fasc.6
Atti, 1896, busta 1, fasc.7
Atti, 1897, busta 1, fasc.8
Atti, 1898, busta 1, fasc.9
Atti, 1900, busta 1, fasc.11

INDICAZIONI BIBLIOGRAFICHE
- Sabatti Carlo (a cura), Lodrino in Valtrompia. Memorie storiche e patrimonio artistico, Comune di Lodrino, 1987.
- AA.VV., Valtrompia nell’economia, Brescia, La Compagnia della stampa Massetti Rodella, 2008.
- Ghigini Franco, I contadini dimenticati, Gardone Valle Trompia, Comune di Gardone V.T., Comunità Montana di Valle Trompia, 2007, collana Le culture del lavoro e le tradizioni.

SAREZZO - La latteria comunale

Negli anni Trenta del Novecento, tra le varie misure consentite dalla legge per controllare la produzione e il consumo di latte, vi era la possibilità di istituire delle latterie comunali, che, ponendosi come intermediarie tra i produttori di latte e i consumatori, si proponevano di tutelare gli interessi dei secondi tanto dal punto di vista igienico, quanto da quello economico, almeno nelle intenzioni.

ASarezzo la Latteria comunale viene istituita con deliberazione del podestà 25 gennaio 1933, n. 4; attraverso la latteria il Comune si assumeva il compito del “ritiro del latte dai produttori e della conseguente distribuzione ai consumatori”.

Il latte doveva essere consegnato alla latteria due volte al giorno, “munto di fresco, genuino, non scremato od alterato con acqua od altre sostanze [...] puro di latte di vacche, escluso quello di altri animali”, divieti che paiono delineare delle pratiche diffuse tra i produttori. Il provvedimento era quindi volto a disciplinare l’attività delle numerose stalle (o vaccherie) che esistevano sul territorio comunale, ben 62 all’epoca: 18 nel capoluogo (distribuite tra laValle di Sarezzo, la localitàCapomaggiore, e il centro del capoluogo nellevieS. Emiliano,Castello, Vittorio Emanuele III eZanardelli), 18 nella frazione diZanano, 11 in localitàNoboli, 15 nella frazione diPonte Zanano.

Era ovvio che un intervento di questo genere suscitasse la reazione dei produttori, che già pochi mesi più tardi decidono di consorziarsi (una Latteria turnaria sorgerà a Sarezzo e un Consorzio produttori a Zanano) e assumere in privato l’attività della latteria comunale, che infatti cessa col mese di maggio del 1934. Le nuove istituzioni, nell’intento plausibile di imprimere nuova energia all’attività zootecnica del comune, si danno finalità di più ampio respiro: oltre alla vendita del latte destinato al consumo diretto, la lavorazione del latte eccedente, la vendita del prodotto esuberante rispetto ai bisogni dei soci, la realizzazione di imprese di carattere sociale nel campo della zootecnia (come si legge nello statuto, sottoscritto da 46 soci, della Latteria turnaria di Sarezzo).

L’archivio storico del Comune di Sarezzo conserva il fondo archivistico riconducibile alla latteria con documentazione degli anni 1933 e 1934.

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