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BOVEGNO e PEZZAZE - Il santuario della Madonna della Misericordia

Nel santuario, che sorge alla Croce di Savenone di Bovegno, viene venerata con particolare devozione la Madonna della Misericordia, miracolosamente apparsa il 22 maggio del 1527 alla contadina Maria Amadini: in quello stesso luogo l’anno seguente la giovane veggente fu sepolta. Subito prese avvio il cantiere del magnifico edificio rinascimentale, opera attribuita ad Agostino da Castello, architetto bresciano ritenuto anche autore del progetto del santuario della Madonna della Stella presso S. Vigilio di Concesio.

PEZZAZE - Il mulino di Mondaro

Nel secolo XIX esistevano a Pezzaze  tre mulini a due ruote, adagiati a diverse altezze sul corso del torrente Morina, affluente di destra del fiume Mella. Il primo mulino si trovava nella frazione di Mondaro,il secondo, detto mulino di mezzo, era situato un po' più a valle, il terzo, infine, nella frazione di Lavone. Tutti inizialmente di proprietà comunale, il mulino di mezzo e il mulino di Lavone vengono poi venduti a privati nella prima metà del XIX secolo, rimanendo in proprietà al comune il solo mulino di Mondaro.
Il tecnico comunale Domenico Brentana ne fornisce un'accurata descrizione in una relazione tecnica dell'anno 1909. Si tratta di un mulino idraulico azionato dalle acque di una roggia derivata dal torrente Morina. L'edificio si compone di un ampio stanzone al piano terreno col pavimento di grosse pietre cui si accede mediante porta con stipiti ed arco a tutto sesto, con quattro finestrelle con inferriate rivolte verso i quattro punti cardinali; nel locale sono poste una pietra molare ed una piccola pila da orzo, mosse da una ruota idraulica esterna; sotto al locale, in un angolo si trova un piccolo porcile. Al piano superiore, al quale si accede con una scaletta di legno si trovano una piccola cucina, due camerette e un soppalco aperto sul locale terreno. Tanto il mulino quanto il canale che lo alimenta versano ormai in pessime condizioni, tanto che in un'intera giornata di lavoro non arriva a macinare due sacchi di grano. Da qui la decisione presa all'unanimità dal Consiglio comunale con deliberazione 18 novembre 1909 di vendere il mulino dietro corresponsione di un canone perpetuo e coll'obbligo che il mulino sia sempre adibito alla macinazione del granoturco per il pubblico. La popolazione insorge in massa contro questa decisione costringendo il comune a tornare sui propri passi (1).
Il mulino viene infine ceduto a privati nel 1926 .
Dell'edificio oggi non resta traccia.
Notizie riguardo al mulino di Mondarosi trovano nell'archivio storico comunale a partire dal 1858.

 

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PEZZAZE - La calata della legna col filo palorcio a caduta in Val Cavallina

Laddove il versante montuoso non è servito da strade silvo pastorali, l'esbosco della legna tagliata avviene attraverso la calata della medesima col mezzo del filo palorcio.
Tecnicamente esso consiste nella collocazione longitudinale al pendio di una fune metallica adeguatamente lubrificata lungo la quale scorre liberamente un gancio al quale è appesa la fascina di legna,Mixed element/text selection che scende quindi per la semplice gravità.
I punti fondamentali di azione sono due: il primo, a quota elevata e posto nei pressi del luogo in cui viene tagliata la legna da calare a valle; il secondo nel luogo – prossimo a vie di accesso per mezzi a motore - dove viene raccolta e accatastata la legna in attesa del definitivo trasporto nei magazzini.
Gli addetti operano nei due punti, rispettivamente per l'assemblaggio delle fascine e il loro aggancio alla fune, e per la raccolta e accatastamento della legna calata.
Al fine di attutire l'impatto della legna con la battuta fissa al suolo vengono solitamente posti copertoni.
L'impatto è evidentemente violento e spesso avviene che la fascina si sciolga proiettando pezzi di legna nell'area circostante; è quindi necessario per i lavoranticautelarsi durante la calata traendosi in disparte.
Il processo di calata con filo palorcio comporta diversi provvedimenti di manutenzione e sicurezza del sistema nel suo insieme: in primo luogo il taglio di rami e lo sgombero di ostacoli lungo il percorso della fune, così che la legna calata non incappi in colpi che potrebbero sciogliere la fascina disperdendo la legna lungo il tragitto; in secondo luogo avvertire eventuali passanti del pericolo di caduta. Lungo i sentieri che attraversano il percorso della fune, in suo prossimità, vengono solitamente appesi in bella vista panni o altri mezzi di avviso dei lavori in corso.
Le postazioni di filo palorcio sono solitamente permanenti anche se periodiche in funzione del ciclo di taglio del bosco, tuttavia possono essere presenti impianti utilizzati stabilmente. In località Val Cavallina, nei pressi della
Cascina Cavallina, esiste appunto una di tali postazioni, dove per quasi tutto l'arco dell'anno è possibile assistere alla calata della legna dal soprastante M. Pelato (toponimo riconducibile probabilmente ad un'epoca in cui il taglio del bosco aveva ben altra intensità rispetto ad oggi).
La Val Cavallina è interessata dall'allestimento in loco del "Sentiero dei Carbonai"  e ciò contribuisce a coniugare notizia storica e pratica contemporanea.
 
Scheda redatta da Mauro Abati – Gruppo di storia locale di Polaveno, ass. Versanti.   
 
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PEZZAZE - La produzione di carbone in Val Cavallina

In certe aree della Valtrompia, l'attività di produzione di carbone si è mantenuta fino agli anni '60 del Novecento, finalizzata al rifornimento di combustibile per i locali industria e artigianato dei metalli. In seguito (ed in particolare con l'abbandono dei magli tradizionali), tale materia prima è stata del tutto sostituita con altri combustibili o forme di produzione di energia e la carbonizzazione è stata completamente abbandonata.

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