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NAVE - La pieve della Madonna Annunciata o di S. Maria della Mitria

Gli scavi archeologici, condotti a partire dal 1990, hanno permesso di ipotizzare come l’attuale chiesa, sopraelevata e ampliata tra la seconda metà del XV secolo e l’inizio del XVI, sia stata costruita su precedenti edifici cultuali. Sono stati infatti rinvenuti nel cortile della casa canonica i resti di un’area sacra romana, sulle cui rovine venne eretta una prima cappella paleocristiana, di cui restano alcuni frammenti di decorazione pittorica negli affreschi bizantini dell’Ultima Cena e delle Storie di S. Orsola, tra la seconda e la terza campata a destra dell’ingresso. 

L’edificio altomedievale era composto da un’aula che occupava l’ultima campata verso l’attuale presbiterio e l’estremo vano dell’ossario, terminando con due absidi concentriche. Tra i secoli X e XIII tale struttura sarebbe stata inglobata all’interno di una nuova costruzione estesa fino all’odierna facciata principale; al periodo romanico risalgono anche l’antica sagrestia sul lato sud-est e la torre campanaria, il cui basamento in corsi regolari di pietra squadrata si può scorgere all’interno della chiesa. 

Su commissione dell’arciprete di Nave don Giovanni Stefana, i successivi lavori di sopraelevazione e ampliamento, con la costruzione della cappella poligonale del Corpo di Cristo e forse della nuova sagrestia con volta a specchio, vennero terminati nel 1501 (data incisa sull’intonaco nella controfacciata). L’annessa casa canonica, costruita in epoca posteriore rispetto alla chiesa, fu probabilmente adibita anche a xenodochio, ossia un ospizio per i viandanti che vi giungevano percorrendo l’antico percorso: partendo dal colle Cidneo, attraverso la porticula sancti Eusebio la strada conduceva a S. Vito dove si divideva in direzione del monastero di S. Pietro in monte Orsino di Serle verso S. Eusebio, quindi verso la valle del Garza e la valle Sabbia.

Facciata della Pieve della MitriaLa chiesa della Mitria è uno straordinario esempio di tempio a sala di tradizione romanico-lombarda, suddiviso in tre campate voltate a crociera con costoloni, aperte su un profondo presbiterio poligonale: tale vano fu ampliato in diverse fasi, tra il XV secolo e il 1950, quando durante i lavori di restauro venne fatto coincidere con il limite dell’arco trionfale.

Negli spazi compresi tra i piedritti sono collocati i preziosi altari di gusto popolare delle cappelle laterali, sormontate da brevi volte a botte in corrispondenza delle crociere.

La facciata principale, dalla preziosa cornice in cotto con laterizi posti a dente di sega e archetti, presenta un elegante portale barocco in pietra di Botticino con frontone curvilineo spezzato. Le facciate laterali, in muratura mista di laterizi e pietra (soprattutto pietra di Botticino detta Corna e Medolo, una pietra calcarea di colore avorio-ocra o grigio proveniente dalle cave locali) sono concluse da cantonali; lungo il fianco nord-occidentale dell’ossario si aprono varie finestrelle che offrono un singolare scenario delle diverse fasi costruttive dell’edificio.

Durante il restauro del 1950 venne riaperto il rosone cinquecentesco, tamponato con una finestra rettangolare nel 1696, come pure rinvenuto lo straordinario ciclo di affreschi. In quell’occasione fu purtroppo demolita la cappelletta esterna dedicata a S. Rocco, posta contro la facciata principale: visibile in alcune fotografie di inizio secolo, testimoniava la devozione al santo protettore degli appestati, quando anche l’antica canonica veniva probabilmente utilizzata come lazzaretto e i morti sepolti nell’ossario.

Gli affreschi, per lo più votivi, vennero eseguiti sia da pittori ordinari che da grandi maestri di scuola lombarda: gli storici non sono totalmente concordi nell’attribuzione, ma i nomi ricorrenti sono quelli di Gerolamo Romanino, Altobello Meloni o Melone, Paolo da Cailina il Giovane e Vincenzo Civerchio. La cappella di S. Francesco, la sola che presenta un’unità stilistica, viene attribuita a Paolo da Cailina il Vecchio o a Giovanni Pietro da Cemmo. Tra i numerosi affreschi si possono ammirare in un nicchia a destra dell’ingresso Cristo al sepolcro, quindi S. Rocco, la magnifica Pietà e l’Annunciazione nella controfacciata.

Il santuario è stato nel corso dei secoli luogo di grande devozione; oggi vi si celebra regolarmente la S. Messa, settimanalmente e durante le festività dedicate alla Vergine.

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Tags: Chiese, Nave

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