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BOVEZZO - Il Santuario di Sant'Onofrio

L’edificio si erge sulle pendici del Monte Palosso: attorno si ammira un ampio panorama che spazia su Brescia e la bassa Valle Trompia.
Secondo un’antica leggenda, narrata da Elia Capriolo nelle “Istorie Bresciane”, il santo eremita, il cui culto si diffuse all’epoca delle crociate , si rifugiò su questo monte per vivere in penitenza, compiendo numerosi miracoli. Il santuario fu luogo di intensa devozione e meta di continui pellegrinaggi, documentati da numerosi dipinti votivi un tempo conservati al suo interno, di cui purtroppo restano solo pochi esemplari insieme a resti di fucili rotti, voto di alcuni cacciatori scampati alla disgrazia.
Oggi chi raggiunge la chiesa trova un edificio abbastanza omogeneo le cui pertinenze sono cresciute nei secoli sino a ricoprire tre dei quattro lati del tempio fondendosi in modo uniforme alla facciata. Lo spazio sacro è composto da una semplice navata rettangolare, al centro della quale una capriata lignea sostiene le travature del tetto a vista; oltre l’arco santo si apre un presbiterio quadrangolare frutto di rifacimenti ascrivibili all’inizio del secolo XIX poiché nella visita pastorale del 1818 questa parte dell’edificio viene detta “nuova”.

Ciò che sicuramente colpisce è il ricco ciclo pittorico che ricopre la quasi totalità della navata con una serie di scene, narranti la vita dell’anacoreta. Esauritosi ormai l’entusiasmo della scoperta, che attribuì nel XX secolo tutto il cinquecentesco ciclo al pittore Girolamo da Romano, il celebre Romanino, è oggi possibile riconoscervi più mani, riconducibili comunque alla scuola bresciana. 

Un altro interessante affresco si trova in controfacciata: si tratta di un’immagine di S. Onofrio di discreta fattura, specialmente nel volto, datata al 1524. Il presbiterio, ampliato sul finire del Settecento, consta di un semplice spazio quadrangolare voltato a vela e caratterizzato da quattro lesene a libro negli spigoli.

Oltre il semplice altare in muratura si staglia un’ancona lignea di inizio Ottocento, sebbene di gusto più arcaico, contenente le statue della Vergine e dei santi Firmo e Onofrio. Accanto all’altare sono fissate due porte lignee ottocentesche dipinte a finto marmo; curiosamente esse presentano nella parte sommitale una serie di spuntoni per sorreggere dei ceri ricordando così le porte delle macchine dei Tridui, ampiamente diffuse ed usate dalla tradizione bresciana a partire dal Settecento.

 

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