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SAREZZO - Fucina Sanzogni

La presenza di forni e fucine per la lavorazione del ferro in località Valgobbia è attestata a partire dal sedicesimo secolo: in una relazione del podestà di Brescia Paolo Correr (1520) è segnalata la costituzione di un forno fusorio - probabilmente localizzato nell’area attualmente occupata dalla fucina - attivo solo per pochi decenni. La localizzazione della fucina alle pendici del monte Palosso, la presenza di alcuni particolari costruttivi quali il piano di carico e il canale di adduzione delle acque e infine la tradizione toponomastica locale che attribuisce il nome “Prati del forno” ai campi adiacenti, confermano l’ipotesi che l’impianto originario risalga almeno al sedicesimo secolo e che la sua destinazione d’uso sia stata sempre produttiva.

La denominazione “Fosina alla Vergobbia” compare per la prima volta nel 1662 quando viene registrato il passaggio di proprietà fra Giacomo Olivieri, mercante di Brescia, e Antonio Guizzo.

Dopo circa vent’anni, nel 1688, la fucina viene acquisita dagli eredi di Comino Bailo, ricca e intraprendente famiglia saretina di industriali armieri. 

A metà ‘700 risulta tra le proprietà di Ottavio Bailo come fucina attiva anche nell’affinazione della ghisa. Dopo alcuni passaggi di proprietà,

viene acquistata nel 1879 da Pompeo, Angelo e Battista Sanzogni che la specializzano nella produzione di componenti per aratri sia a trazione animale che meccanica (in particolare coltri, vomeri e versoi).

Nei primi anni del novecento gli eredi Sanzogni, per esigenze legate ad un aumento di produzione realizzano un nuovo canale di adduzione delle acque e portano a quattro il numero dei magli (1923). Nel periodo di massima attività lavorano una trentina di addetti organizzati in diversi ruoli,

la clientela comprende tutto il territorio nazionale e si raggiunge una notevole specializzazione produttiva testimoniata da diplomi e medaglie di eccellenza rilasciate in occasione di diversi concorsi nazionali. 

La famiglia Sanzogni, nella persona di Roberto, conduce l’attività produttiva

fino alla chiusura, avvenuta nel 1984, così che la fucina è ora localmente nota come “fucina Sanzogni”.

La fucina, per la caratteristica forma della mazza battente a testa d’asino dei magli, rientra nella categoria delle fucine “scartadore”, cioè le fucine atte a stirare e appiattire l’acciaio, e per la particolare organizzazione del lavoro, l’estensione e la tipologia della clientela, la separazione tra proprietà, gestione e produzione , il tipo di tecnologia "magli ad azionamento idraulico", può essere considerata una importante testimonianza di archeologia protoindustriale anticipando e prefigurando in una certa misura la vocazione produttiva della valle.L’amministrazione comunale di Sarezzo acquista la fucina nel 1995, realizza l’inventario della collezione di attrezzi e macchinari e procede ai lavori di restauro degli edifici destinandola a diventare museo. 

Tale progetto si realizza nel 2001 con l’apertura al pubblico: la fucina-museo comprende diversi spazi: il percorso esterno, la sala dei Magli - con i magli, i forni e parte della collezione conservata in situ -, il deposito visitabile - ove è collocata il resto della collezione con il fondo Pellegrini (piccola ma eterogenea raccolta di strumenti tecnico-scientifici in corso di inventariazione), la sala proiezioni e diverse sale per le attività ludico-creative e didattiche.

 

 

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Tags: fucina, Sarezzo, ferro, Magli

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