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TAVERNOLE - Cimmo e Tavernole: altimetrie e funzioni economiche

Il tema delle differenti funzioni economiche del territorio in rapporto al livello altimetrico è sicuramente di un certo interesse, in quanto strettamente connesso alle fasi di sviluppo economico di una data società: la zona riferibile al Monte Guglielmo, con particolare riferimento a Cimmo e Tavernole, può senz’altro costituirne un caso esemplificativo. Gli attuali confini comunali della zona, con forme di penetrazione verso le altre quote che oggi ci paiono incomprensibili, possono spiegarsi facendo riferimento al precedente contesto sociale ed economico, molto meno dinamico rispetto a quello odierno. Le piccole comunità avevano infatti bisogno di produrre di che vivere in un orizzonte piuttosto circoscritto e proprio lo sviluppo verticale permetteva di mantenere un equilibrio nella dura vita di montagna, per lo più costituita dall’agricoltura e dalla zootecnia.
Il livello del fondovalle è evidentemente quello della quota più bassa, con aree interessate dal corso del fiume principale, pressoché pianeggianti nei territori di Gardone e Marcheno e più ripide tra Brozzo e Tavernole. Qui la valle è talmente stretta da costituire quasi un budello, per riprendere una maggiore ampiezza in corrispondenza dell’abitato. Climaticamente meno felice del livello dei villaggi di versante, in quanto talora angusto e meno soleggiato, spesso il fondovalle si è sviluppato urbanisticamente a partire da una condizione di servizio e dipendenza dal livello superiore, emancipandosi in seguito al ridursi dell’importanza dell’economia rurale in favore di quella industriale e commerciale e alla maggiore facilità delle comunicazioni lungo l’asse vallivo anziché di costa. Nell’antico Comune di Cimmo il fondovalle era Tavernole, piccolo centro artigiano soprattutto commerciale. L’attività manifatturiera, infatti, era qui riassunta nella produzione di ghisa presso il forno fusorio, funzionante già nel Quattrocento, che veniva poi distribuita nelle fucine situate più in basso nella Valle. Più piccole ma comunque numerose erano le attività commerciali, a conduzione strettamente familiare.
Il livello dei villaggi di versante, che si colloca fra i 600 e i 900 metri, è la fascia in cui si sono sviluppati i nuclei abitati originari, in posizione climatica favorevole e lungo le antiche vie di comunicazione. Nel territorio dell’antico Comune di Cimmo, le aree coltivabili di fondovalle erano molto contenute e talvolta condizionate dal corso del fiume (per esempio nel caso di esondazioni), perciò si doveva giocoforza sfruttare il versante meglio esposto, eventualmente realizzando terrapieni per ottenere appezzamenti di più facile lavorazione. Per questo motivo i principali nuclei abitati della zona, Cimmo e Missone, sorsero così elevati, e per questo motivo furono costruite nella campagna circostante numerose cascine sparse. Al fine di rendere meno dispendiosi gli spostamenti, anche le vie di comunicazione tendevano a mantenersi allo stesso livello di versante, favorendo i collegamenti con altri nuclei abitati di mezza costa (Pezzoro, Cesovo).
Al di sopra si colloca la fascia dell’altipiano, cosparsa di cascine, posta indicativamente sulla linea Caregno-Cinesso fin verso il Forcellino di Pezzoro, nella fascia tra i 900 e i 1.200 m s.l.m. Qui si svilupparono le attività propriamente forestali (taglio del bosco e produzione del carbone per il riscaldamento domestico, per le fucine e i forni, oppure recupero del legname da opera) e di gestione del prato-pascolo estivo a supporto dell’allevamento (fienagione e pascolo libero della mandria nei prati di famiglia). Per intendersi, è il livello di Albio, Pesei, Cinesso e Forcella.
Il livello del pascolo estivo è rappresentato infine dalla fascia che ospita le malghe d’alta quota, indicativamente dai 1.200 metri in su, in gran parte sprovvista di bosco, disseminata di pozze per l’abbeverata del bestiame. È questo anche il livello del cosiddetto segabolo, ovvero della raccolta del fieno magro di monte, integrativo del migliore fieno di prato. Qui l’attività zootecnica è presente ancora oggi, ma secondo modalità diverse rispetto ai secoli passati.
Le quattro fasce altimetriche possono essere approfondite facendo ricorso ad alcuni documenti, che permettono di esemplificare quanto finora illustrato collocandolo in specifiche località ancor oggi ben conosciute in paese.
Il catasto d’inizio Ottocento (conosciuto come Catasto napoleonico) indica la presenza a Tavernole di dodici botteghe e di una osteria. A metà Ottocento risultano anche un albergo con orto, brolo e bottega di maniscalco per la manutenzione dei carri e dei fornimenti dei cavalli. Verso la fine del secolo viene fondata la Piccola Banca Triumplina S. Filastrio con lo scopo di sostenere le attività economiche della zona; negli anni Venti del Novecento anche la bresciana Banca Perlasca apre a Tavernole un suo sportello. C’è infine il tram, che dall’aprile 1910 arriva a Tavernole dalla città. Queste caratteristiche fanno sì che Tavernole sia l’unico abitato del Comune a potersi definire un vero e proprio borgo, termine che indica un centro a prevalente economia artigiana e commerciale. Ciò fu alla base dello spostamento degli uffici comunali a metà Ottocento, e delle più tarde modifiche di denominazione del Comune da Cimmo a Tavernole, riscontro proprio della maggiore importanza di questo abitato dal punto di vista demografico e da quello produttivo e commerciale.
Altri documenti conservati nell’archivio storico degli Antichi Originari di Cimmo forniscono informazioni relative alle sole località a uso agricolo (tralasciando il nucleo urbano di Tavernole); al livello del fondovalle i documenti parlano di “Pradafallo”, “prato in semipiano […] con casa masserizia” dal quale si ricava fieno, e di “Basiò di sotto” e “Basiò di sopra”, prati in semipiano e coltivi da vanga con casa masserizia dai quali si ricavano fieno, formento, formentone, castagne e noci. Le coltivazioni di cereali si alternano annualmente. Al superiore livello del maggengo (fino all’altitudine di Cimmo), abbiamo l’esempio di Re, fondo coltivo con prato (taglio dell’erba tre volte all’anno), stalla e fienile, da cui si ricavano “formento”, “grano turco”, fieno, noci. Al terzo livello, quello del prato-pascolo (sopra Cimmo), abbiamo l’esempio di Cinesso, località a prato con casa masserizia che viene falciata due volte all’anno. Per il livello più elevato (pascolo e segabolo) abbiamo l’esempio del segabolo “Borse” (probabilmente la località localmente chiamata Burde) condotto a economia, dove l’erba si falcia una volta all’anno e il fieno si valuta la metà del valore “di quel di prato perché non si concima mai”.
Altre attività si svolgevano in modo meno dipendente dalle quattro fasce altimetriche indicate, ed erano l’uccellagione e la caccia in genere, oppure la piccola attività di cava per il recupero delle materie prime destinate ai cantieri locali, in particolare pietre da costruzione e da calce (una calchera esisteva in localtà Paradello) e argilla per i laterizi (una fornace esisteva in località Cereto), per finire con una minima bachicoltura.

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