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TAVERNOLE - La Società degli Antichi Originari di Cimmo tra comunione e gestione del territorio

La Società degli Antichi Originari di Cimmo si costituisce con atto formale nel 1896, ma le sue origini sono più remote e complesse; la ricerca d’archivio non restituisce una data certa ma si possono avanzare alcune ipotesi.
Già in epoca precomunale in molte zone rurali del Nord Italia gruppi di famiglie originarie di un luogo si erano costituiti in associazioni che avevano come scopo principale la gestione collettiva di un comune patrimonio, costituito per lo più da beni immobili (boschi, prati, terreni coltivabili, stalle, fienili, alloggi) e da beni mobili, censi e livelli.
Dopo la nascita dei Comuni queste associazioni in molti casi erano sopravvissute come enti autonomi, costituiti da cerchie chiuse e ben determinate di famiglie identificate come gli Antichi Originari del luogo, che avevano mantenuto la comproprietà dei loro beni e il godimento delle relative rendite. Ad essi si contrapponevano i cosiddetti Forestieri, quegli abitanti entrati a far parte delle comunit in epoche più recenti. A livello istituzionale la distinzione tra Comune e associazione degli Antichi Originari non è però sempre ben definita: spesso, anzi, i due enti si sovrappongono e si confondono, mischiando cariche, interessi e patrimoni. È questo il caso di Cimmo, in cui la lettura di due estimi presumibilmente compilati nei secoli XVII e XVIII permette di farsi un’idea abbastanza precisa di come i beni esistenti sul territorio comunale di Cimmo fossero formalmente suddivisi tra diversi gruppi di proprietari: il Comune, due istituti detti Carità generale e Carità speciale, gli Antichi Originari e, in misura più limitata, i Forestieri (anche se nella realtà, gli Antichi Originari erano i soli possessori e beneficiari, oltre che dei propri, anche dei beni intestati alle due Carità, pur con qualche distinzione).
Secondo gli estimi i beni presenti sul territorio comunale erano all’epoca così ripartiti:

Beni della Comunità: monte Stalletto di sopra e di sotto in contrada del Gulmo; monte delle Poffe in contrada del Gulmo; monte e boschi in contrada Pradalunga; monte e boschi in contrada Pontogna; boschi in contrada Valaverta; boschi in contrada del Rais; boschi in contrada delle Valli; boschi in contrada di Bonotto e fontanino; boschi in contrada di Ceresina e Ceretto; pezze di terra boschiva nelle valli contigue a Ceretto, Ceresa, Goii, Lef [?], Stopellini; pezza di terra boschiva in contrada di Costioli; bosco da costa da sacco in contrada del Sasso battuto; boschi in contrada di Pergua; boschi in contrada della Poia; pezze di terra boschiva in contrada della Val del Vo, Pezzolo, e Garotino; bosco in contrada del Piò; bosco in contrada Vallinelle; segaboli, sorti, corti e castagne; case dell’osteria; mulini; bosco nella Volpera; terreno prativo in Robasacco; bosco in Tavradello; terreno boschivo in contrada Costioli o Gradicella; terreno boschivo in contrada Vallinelle; monte del Gulmo era di Pellizzari; monte del Gulmo era di Guerini.

Beni della Carità generale: monte Stalletto di sotto in contrada del Gulmo; pezza di terra prativa con alloggiamento in Cinesso; pezza di terra prativa e arativa con stalla e fienile in contrada Re comprese le colle all’Ardarolo sopra la strada; pezza di terra prativa e boschiva con alloggiamento in contrada della Volpera; pezza di terra prativa e boschiva con alloggiamento in contrada del Dos da Bri con alloggiamento; terre prative, arborive e boschive in contrada di Basiò e Bornade con alloggiamento; pezza di terra prativa e boschiva con alloggiamento in Predafallo; due pezzole di terra prative e boschive con alloggiamento in contrada Nippo; pezzola di terra boschiva con alloggiamento in contrada del Moler; casa in contrada del Mella contigua al mulino; capitali censuari e livellari.

Beni della Carità speciale: capitali censuari e livellari.

Beni degli Antichi Originari della contrada di Cimmo: due pezze di terra arative in contrada della Clusura (Maria vedova di Battistin Verser, poi Carlo Saleri di Giovanni); pezza di terra arativa in contrada del Medet (Maria vedova di Battistin Verser, poi Calogero Garneri di Gio. Battista); pezzola di terra prativa ed arativa in contrada delle Rive sopra le Case (Maria vedova di Battistin Verser, poi Calogero Ganzola e Agostino Saleri q. Gio); pezzola di terra arativa in contrada Care (Maria vedova di Battistin Verser, poi Angelo Saleri di Filastro);
pezzola di terra prativa e castigniva con stalla e fienile in contrada di Fronde [?] (Maria vedova di Battistin Verser, poi eredi di Stefano Scioli - Innocenzio Cottali di Michel); casa con orto e mobili (Maria vedova di Battistin Verser, poi Francesco Piscioli).

Beni dei forestieri: pezza di terra prativa e boschiva in contrada dell’acqua (Gio. Giacomo Fontana di Lavone poi Santo Raza); carbonile, uno medale e uno venale, sopra il forno di Tavernole (Gio. Giacomo Fontana di Lavone); parte di pezza di terra arativa segaboliva e boschiva in contrada del Castello (Giuseppe Tegotto di Lavone, poi suoi eredi).

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