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La via del sacro è un itinerario finalizzato alla conoscenza dei santuari e delle cappelle votive della Valtrompia quale ricco patrimonio che, benché riconducibile a una diffusa cultura schiettamente popolare, non è nel complesso adeguatamente valorizzato.
Sono infatti numerosi gli edifici che, oltre a testimoniare una viva religiosità, trattengono importanti valenze di carattere storico, artistico, architettonico e antropologico.
L'importante repertorio valtrumplino di santuari, pievi e cappelle votive è distribuito nel fondovalle come nelle vallecole appartate, in prossimità delle vie principali e lungo le strade di montagna, nei maggiori centri abitati così come in luoghi isolati.
Si tratta di un intreccio di segni materiali ed immateriali riguardanti vicende della storia religiosa interpretate nella realtà civica locale.
Sono edifici, percorsi liturgici, documenti d'archivio, testimonianze orali, fotografie storiche, produzioni artistiche, pubblicazioni e nuove ricerche da assaporare e conoscere.


La via del bosco è un itinerario per un approccio ad un patrimonio storico-ambientale caratteristico delle valli prealpine. Il bosco è una porzione territoriale che testimonia la ricchezza delle forme della natura e nel contempo manifesta la costante presenza dell'uomo che lo ha percorso, trasformato e coltivato.
L'uomo ha sempre avuto bisogno di legname per costruire dimore e manufatti, della legna per riscaldarsi, per cuocere le vivande e per la produzione di burro e formaggio. In questo senso i boschi si possono considerare, insieme alle miniere e ai campi coltivati, un "luogo primario" della vita umana.
Oltre che per tagliare legna e fare carbone, nei boschi si andava a fà la foia, cioè a raccogliere lo strame, il pathos o pattume, un lavoro svolto anche dai ragazzi e trasportato nelle gerle. La raccolta dello strame (il fogliame costitutivo della copertura morta, importante fattore di conservazione della fertilità del suolo e quindi del bosco), benché proibita dal 1923 in quanto depauperante per il terreno, era pratica ampiamente diffusa e consolidata. Nelle aree montane per secoli lo strame, ha costituito l'unica risorsa per formare le lettiere delle bestie da stalla, da cui poi veniva ricavato il letame per la concimazione dei maggenghi degli orti e dei campi. La raccolta dello strame veniva e viene effettuata per lo più nei boschi attigui la cascina e la malga, con l'effetto di ridurne progressivamente, anno dopo anno, la fertilità.
Oltre a nocciole e frutti di bosco, nelle altitudini comprese fra circa 300 e 1.000 metri, trovava ampia diffusione il castagno, tradizionalmente denominato albero del pane. Il castagneto è un ambiente per molti versi peculiare, fondamentale nell'economia di montagna e ricco di memorie e tradizioni secolari. Il castagno era ed è soprattutto coltivato come albero da frutto e fino agli anni Cinquanta del secolo scorso era uno dei componenti fondamentali della razione alimentare delle popolazioni montane; la Valle Trompia, in particolare, aveva sviluppato un'importantissima coltivazione di castagno da frutto, in particolare marroni, rimanendo anche ai giorni nostri la realtà più importante per superficie, numero di piante e livelli qualitativi in tutta la regione Lombardia.
Per secoli, oltre a costituire un'importante fonte di reddito per i valligiani, la caccia, antica tradizione tuttora radicata in Valtrompia e nel Bresciano, è parte di una gestione del territorio basata sullo sfruttamento delle innumerevoli risorse del bosco, tra cui la selvaggina. 

La via del bosco richiama l'itinerario Il Bosco Racconta, offerto dal Sistema Museale di Valle Trompia alle scuole, ai gruppi ed ai singoli visitatori. L'itinerario racchiude l'esperienza, la passione di chi il territorio lo vive e ci lavora, attraverso percorsi di visita lungo i sentieri e attività presso le aziende agricole, i caseifici e le strutture ricettive.

 

La via del ferro e delle miniere della Valle Trompia è un itinerario nel passato produttivo di un territorio minerario e siderurgico utile a mettere in evidenza, comprendere e anche valorizzare i tratti rilevanti di un patrimonio storico e industriale.

La via del ferro è un viaggio nel tempo e nei tratti che tuttora caratterizzano la Valle Trompia. Parte essenziale infatti della memoria in una valle del ferro come questa è la memoria del lavoro che non può essere dimentiata.
Gli strumenti, i luoghi, i gesti e le parole del lavoro minerario e siderurgico rappresentano le testimonianze di un'esperienza secolare, richiamano i tratti di un sapere diffuso, rivelano la cifra originale di una realtà la cui progressiva emarginazione non ci è risolta in una cancellazione irreversibile.

La realizzazione di una via del ferro in Valle Trompia è la possibilità di rivisitare una vicenda nella quale si radica l'identità collettiva della valle stessa, visitando i poli musealizzati e restaurati, messi a disposizione della popolazione.
Il percorso prevede infatti la visita alle sedi museali partendo dalla Miniera Tassara di Collio e passando per la Miniera Marzoli di Pezzaze per toccare con mano attraverso il lavoro di estrazione della siderite che veniva effettuato nelle due miniere.
Si prosegue scendendo verso il Museo il Forno Fusorio di Tavernole s/M, per poi passare al Museo i Magli di Sarezzo, chiudendo la visita presso il Museo delle Armi di Gardone Val Trompia.
Il percorso museale racchiude le tappe fondamentali e maggiormente rappresentative della Valle, testimoniando la tradizione produttiva e il sapere antico dei mastri valtrumplini.
A fianco del percorso museale si scoprono inoltre le tracce del passato storico economico negli scritti e nelle cartografie conservate negli archivi d'impresa e nelle parole dei testimoni diretta di quella esperienza lavorativa e comunitaria.
 
 
 
 
La Via dei mulini è un itinerario archivistico attraverso la Valle Trompia e le valli laterali, lungo il fiume Mella e dei torrenti che vi confluiscono, per avvicinarsi ai luoghi e alle vicende legati ai mulini che un tempo si affacciavano su quei corsi d'acqua. E' un percorso tracciato da alcuni documenti conservati negli archivi storici comunali, avvalorato però anche da altre testimonianze, orali e materiali, del passato; un viaggio insieme fisico e virtuale, compiuto attraverso la memoria delle carte, dei luoghi e delle persone, che vuole essere avvio e stimolo alla ricerca.
Agli inizi del sec. XIX si contavano in Valle Trompia circa 40 mulini, che assieme alle numerose fucine e ai forni costituivano gli oltre 120 opifici animati dalla forza dell'acqua. Edifici in alcuni casi ancora visibili, a volte completamente scomparsi, che in ogni caso hanno lasciato nelle carte d'archivio le tracce della loro presenza sul territorio, della loro attività, del ruolo che hanno svolto per la popolazione della valle. Il percorso si snoda in diverse tappe, corrispondenti a luoghi dove un tempo erano attivi alcuni di quei mulini, adibiti alla macinazione dei cereali o ad usi artigianali. I soggetti produttori delle carte sono i comuni che annoveravano quei mulini tra i loro beni, e della cui gestione e manutenzione erano i responsabili.

La Via dei mulini è stata ideata e realizzata all'interno del progetto "Nuvole di carta-una mappa di comunità per viaggiare tra i documenti storici"promosso dal Sistema dei beni culturali e ambientali (Sibca) della Comunità Montana di Valle Trompia in collaborazione con il Dipartimento di Studio del territorio e Ecomuseo di Valle Trompia e sostenuto dalla Regione Lombardia per la valorizzazione degli archivi storici locali. 
 
 
 
Sulla Via dell'alimentazione si ripercorrono, col tramite dei documenti conservati nei locali archivi storici, diversi aspetti della complessa questione della produzione alimentare e della sussistenza.
Anche in Valle Trompia, come nel resto d'Italia, fino ad epoche non troppo lontane la scarsità quantitativa e qualitativa dei prodotti alimentari è rimasta una questione cruciale. La malnutrizione, causata dall'arretratezza dell'agricoltura, dalle precarie condizioni igieniche, dalle guerre o dagli stravolgimenti politici, ha devastato intere generazioni soprattutto tra la popolazione rurale; si pensi, ad esempio, alla lunga battaglia contro la pellagra combattuta tra la fine dell'Ottocento e il primo quarto del secolo scorso.
Nel passato, molto più di oggi data la generale abbondanza di prodotti, la possibilità di nutrirsi era quindi legata ad una oculata razionalizzazione delle risorse alimentari. Ogni epoca ha messo in atto stratagemmi diversi per intensificare la produzione agricola, ottimizzare la distribuzione delle derrate e garantire alla maggior parte della popolazione almeno il necessario per vivere, tanto più nei momenti di emergenza come guerre e carestie. Dall'assistenzialismo dei monti frumentari, al cooperativismo di fine Ottocento, al razionamento dei consumi nel Novecento, la lotta per l'accesso alle risorse alimentari ha interessato istituzioni, coltivatori, commercianti, consumatori, benché non sempre accomunati dagli stessi intenti.

Gli archivi storici comunali conservano molteplici tracce dell'evoluzione della produzione alimentare in Valtrompia e del percorso verso una più equa distribuzione delle risorse.
La Via dell'alimentazione è stata ideata e realizzata all'interno del progetto Nuvole di carta-una mappa di comunità per viaggiare tra i documenti storici promosso dal Sistema dei beni culturali e ambientali (Sibca) della Comunità Montana di Valle Trompia in collaborazione con il Dipartimento di Studio del territorio e Ecomuseo di Valle Trompia e sostenuto dalla Regione Lombardia per la valorizzazione degli archivi storici locali.
 
 

Lungo la Via dell’acqua, i documenti storici introducono il visitatore al complesso tema dello sfruttamento e della gestione delle risorse idriche nel territorio della Valle Trompia, nel periodo di tempo corrispondente approssimativamente agli ultimi due secoli.

Nella Valle Trompia pre-industriale e poi ancora attraverso il lungo processo di industrializzazione tra Ottocento e Novecento le acque dei numerosi corsi d’acqua, oltre ad essere risorsa indispensabile per gli usi domestici e igienici, sono state sostegno e impulso all’economia. Sono state impiegate in agricoltura, principalmente per l’irrigazione dei campi e l’abbeveramento del bestiame; per l’artigianato e l’industria, dove l’acqua diventa forza motrice per azionare i meccanismi di mulini, opifici, fucine, magli. E non da ultimo, anche se in misura più limitata, la qualità di certe acque ha dato l’impulso ad una discreta industria turistica, come nel caso delle acque minerali di Collio. Una complessità di attività, questa, che ha richiesto la partecipazione di diversi soggetti e una molteplicità di interventi, dalla costruzione di manufatti come canali, ponti, acquedotti, fontane e lavatoi, alle opere di arginatura e di manutenzione degli alvei, alle necessarie azioni di regolamentazione dell’uso delle acque per razionalizzarne lo sfruttamento ed evitare i frequenti abusi.

A livello locale la gestione delle acque ha coinvolto principalmente i comuni sul cui territorio scorrono fiumi torrenti e rogge, e i consorzi, idraulici e irrigui, che di volta in volta si costituiscono tra gli utenti delle acque. Soggetti che hanno lasciato, a riscontro di queste loro attività, una notevole ricchezza e varietà di documentazione d’archivio.

Per dare ragione della complessità della materia ogni tappa di questo itinerario suggerisce un diverso punto di vista. Luoghi e temi sono stati scelti a titolo esemplificativo e rispecchiano in linea generale quanto è possibile trovare negli archivi storici comunali.

La Via dell’acqua è stata ideata all’interno del progetto “Nuvole di carta-Una mappa di comunità per viaggiare tra i documenti storici”.  promosso dal Sistema dei beni culturali e ambientali (Sibca) della Comunità Montana di Valle Trompia in collaborazione con il Dipartimento di Studio del territorio e Ecomuseo di Valle Trompia e sostenuto dalla Regione Lombardia per la valorizzazione degli archivi storici locali

 

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