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GARDONE V.T. - L'acquedotto di Magno

Alla fine dell''800 Magno, paese "rinomato per la sua aria fine e ricostituente" e per l'eccellente qualità delle sue acque, subisce una preoccupante recrudescenza di malattie infettive. Una delle cause di questo fenomeno viene individuata nelle cattive condizioni della conduttura dell'acqua potabile, i cui tubi "sono in cotto, sconnessi e in parte rotti", e nell'insufficiente portata dell'acqua dovuta ad una "diminuzione nella sorgente che alimentava l'unica fontana esistente in fondo al paese". L'intenzione di dotare il paese di un nuovo acquedotto era in realtà nell'aria già dal 1896, ma la sua realizzazione era rimasta in sospeso per varie cause, non da ultime le scarse risorse finanziarie del comune. La situazione si sblocca solo nel 1903 grazie al lascito testamentario di un benefattore, il cavalier Giovanni Sabatti, nel cui testamento olografo tra le altre cose si legge "lascio lire Diecimila al comune di Magno d'Inzino, coll'obbligo di dare sollecita esecuzione a tutte le opere necessarie affinché venga adibita al servizio del paese con almeno due fontane pubbliche coll'acqua potabile della fonte Calcarole in conformità al progetto all'uopo già predisposto dal mio nipote ing. Marsiglio Ferrata, progetto che trovasi fra le mie carte".
Il progetto porta la data del 15 febbraio 1899 e prevede la realizzazione di una conduttura d'acqua, la costruzione di un serbatoio di raccoltae la posa di due fontane in pietra Rezzato con vaso semicircolare . La realizzazione verrà affidata tramite licitazione privata al capomastro Beniamino Contessi di Sarezzo, che completerà l'opera nel 1907.
 
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GARDONE V.T. - La Chiesa e il Convento di Santa Maria degli Angeli

Santa Maria degli Angeli
L’attuale complesso architettonico di Santa Maria degli Angeli si è configurato attraverso ampliamenti e successive demolizioni da un nucleo originario fondato da San Bernardino da Siena, discepolo di San Francesco, nella prima metà del ‘400. Questo nucleo originario, noto come Oratorio di San Bernardino è oggi inglobato in un’abitazione posta di fronte alla Chiesa.
I frati francescani operarono a Gardone fino al 1805, quando vennero definitivamente estromessi dal governo francese. Accanto alla particolare venerazione alla Vergine, venne introdotto da quest’ordine conventuale il rito dell’Indulgenza del Perdon d’Assisi che, dopo una sospensione di oltre settant’anni, venne nuovamente riattivato con bolla pontificia nel 1877: ripresero così i pellegrinaggi e la devozione alla Chiesa del Convento. Si accompagnava generalmente ad esso il rito della Via Crucis, attraverso un percorso scandito da cappelle votive delle quali non si conserva alcuna traccia.
La Chiesa di Santa Maria degli Angeli, alla quale la popolazione locale riserva ancora particolare devozione, fu progettata (come attesta un atto notarile del 1496) dal noto architetto bresciano Bernardino da Martinengo, presente in Brescia nel cantiere del Palazzo della Loggia, nelle opere al Duomo Vecchio e come progettista del chiostro di San Faustino.
Lungo il lato nord dell’unica navata, suddivisa in tre campate da archi traversi, si aprono altrettante cappelle poligonali voltate a ombrello, il cui volume è chiaramente visibile all’esterno; l’aula termina con la crociera del presbiterio e quindi con la volta a ombrello dell’abside poligonale.

Con il restauro del 1972 parte dei preziosi arredi, reliquiari e ex voto, che nel corso dei secoli avevano via via arricchito l’interno, furono trasferiti nella parrocchiale. Vennero quindi spostate delle lapidi riemerse durante i lavori, collocato nella prima cappella un magnifico Crocifisso ligneo cinquecentesco e ricomposto con copie fotografiche il celebre polittico del Moretto, disperso in epoca napoleonica.
Nella sala che ospitò il refettorio dei frati, alla quale si accede dal chiostro, si può ammirare l’affresco dell’Ultima Cena, datata 1586, e sulla parete sinistra rispetto all’ingresso l’Immacolata tra i santi Francesco e Bernardino del 1646. 
L’acquisizione di alcuni locali da parte di privati portò a una prima demolizione di una porzione del chiostro minore, collocato di fronte alla facciata e costruito nel corso del ‘500 per collegare l’antico oratorio agli edifici successivi. Nel 1947, per l’apertura della adiacente via San Francesco, malgrado il complesso fosse stato riconosciuto Monumento Nazionale fin dal 1912, vennero demoliti il portico superstite del chiostro minore e un edificio rustico, probabilmente anteriore al convento stesso Oltre al portico della facciata della Chiesa si è mantenuto il chiostro maggiore, composto da una successione di volte a crociera e archi che poggiano su pilastri in cotto di base ottagonale.

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GARDONE V.T. - La località Paule, una testimonianza di vita secolare in montagna

La località Paule si trova nel Comune di Gardone Val Trompia lungo il filo del dosso che da Ponte Zanano sale verso la località Domaro.
L'area, molto soleggiata, era tenuta a maggengo e frutteto. Sono ancora oggi presenti ampi prati in cui si riconoscono ciglionamenti, con alberi da frutta (ciliegi e pruni) sparsi e castagni di grandi dimensioni.
Tutta l'area, così come quasi tutta la costa del Monte Domaro che forma il lato sinistro della Valle di Seradello è di proprietà Moretti, importante famiglia di armaioli gardonesi che nel XIX secolo diede anche un sindaco al paese, che soprattutto nel corso dell'’800 acquisì i beni di proprietà ecclesiastica confiscati dalla napoleonica Repubblica Cisalpina alla fine del ‘700.

Nella località sono presenti due cascine che distinguono la località Paule in bassa e alta. La superiore è del tutto ristrutturata - ma mantiene l'originaria funzione di stalla - e irriconoscibile nelle sua struttura originaria; l'inferiore è abbastanza ben conservata e testimonia elementi decorativi e architettonici di una certa ricercatezza, quali un ampio porticato con quattro grandi arcate a tutto sesto (tipico dell'architettura della montagna bresciana), una grande meridiana e decorazioni in malta graffita alle finestre, in una delle quali è incisa la data 1703, anno di probabile costruzione dell'edificio.
La tradizione vuole che esso fosse casa di vacanza dei frati francescani del quattrocentesco convento di Santa Maria degli Angeli di Gardone Val Trompia ma è altrettanto possibile che fosse più in generale di pertinenza del convento come suo distaccamento a valenza economico-produttiva per ciò che riguardava la coltivazione di cereali, frutta e castagne, il pascolo e l'approvvigionamento di fieno e, infine, l'aucupio (un ampio roccolo circolare oggi utilizzato come appostamento fisso è ancora presente nella località). Un bel sentiero collega direttamente il convento con Paule, peraltro congiungendosi con l'importante valico di Santa Maria del Giogo, frequentato già nel ‘300.
La presenza in loco di una piccola chiesa intitolata a San Martino, oggi malamente ristrutturata, fa pensare che lo sfruttamento agro-silvo-pastorale della zona fosse ancora precedente al ‘700. Infatti la presenza di dedicazioni al santo riconduce alla famiglia dei nobili Avogadro (grandi proprietari nella media Valtrompia a cui si deve la donazione del terreno dove venne eretto lo stesso convento di Santa Maria degli Angeli, nonché feudatari prima di Polaveno e poi di Lumezzane fino al a 1797), che per tradizione gli erano molto legati e, più indietro ancora, alla presenza di proprietà del convento bresciano di Santa Giulia, già diffuse in loco in epoca medievale.

Questa storia secolare è solo parzialmente leggibile nel territorio. Al di là della casa settecentesca e degli ampi prati rimangono secolari castagni che ad oggi rivestono un'importanza prevalentemente paesaggistica, essendo venuto meno il consumo ed il commercio dei loro frutti.

 

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GARDONE V.T. - La Valle di Inzino

Dallafrazione di Inzino di Gardone Val Trompia  si estende la valle omonima, che risale le falde del Monte Guglielmo fino all'altezza di Croce di Marone e, poco più in alto, delle malghe del versante meridionale.
Abbandonato l'abitato, l'ambiente diviene presto selvaggio. Il sentiero ora si intreccia con il torrente Re  (termine che deriva dal latino "rio"), ora si eleva sulle pareti rocciose permettendo di attraversare un ambiente molto affascinante, tanto da risultare una delle mete predilette della popolazione locale e non solo, sia da parte degli amanti dell'escursionismo, sia da chi desidera – nei mesi più caldi – godere della frescura dell'ombra e delle abbondanti acque.
Lungo l'itinerario di incontra, in una piccola grotta, la Madonnina dei sette Re, che ricorda il numero degli attraversamenti del corso del torrente prima di raggiungere il Passo del Diavolo, il punto più stretto della valle.
Sebbene la valle fosse un tempo percorsa dai carbonai e dalle persone dirette alle malghe o in Croce di Marone in quanto valico per l'area dell'alto Sebino, oggi sono molto rari i segni delle attività produttive e la presenza umana si è ridotta all'utilizzo del sentiero per motivi escursionistici. La verticalità del versante e l'assenza di una strada che permetta l'esbosco ostacolano, infatti, lo sfruttamento boschivo.La frequentazione escursionistica è tale che a livello del tutto informale si è sviluppata una certa competizione tra appassionati riguardante i tempi di risalita della valle a ritmo di corsa: circa 30 minuti rispetto alle 2 ore del normale passo escursionistico. Dagli anni '70, inoltre, si è aperta, nella parte più prossima all'abitato, una palestra di arrampicata con molte vie, intensamente frequentata da appassionati non solo locali.
 

 

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GARDONE V.T. - Tra cielo e terra

Venerdì 17 Maggio alle ore 20:15 sarà presentato, presso la Sala Assembleare della Comunità Montana di Valle Trompia, "tra cielo e terra".

GARDONE V.T., MARCHENO e TAVERNOLE - Cascine rustiche sulla linea Caregno - Pontogna

Lungo il noto itinerario escursionistico Caregno-Pontogna che, nel suo insieme, interessa i comuni di Gardone Val Trompia, Marcheno e Tavernole sul Mella, si incontrano alcuni particolari esempi di cascine rustiche ancora ben conservate, dotate di un porticato anteriore, utile probabilmente a consentire lo svolgimento di alcuni lavori anche in caso di intemperie o durante la stagione fredda. Ciò distingue tali cascine dal modello più tradizionale della cascina tipica della montagna valtrumplina, che, peraltro, si può comunque vedere anche lungo il medesimo itinerario.

Il portico circoscrive un'area di lavoro pianeggiante e coperta davanti alla stalla e alla legnaia e al luogo di abitazione diurna del contadino; presenta ampie aperture con colonne quadrate e portone di accesso che può consentire la chiusura degli ambienti rispetto all'esterno.

 

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Saperne di più: Santa Maria degli Angeli

 

SEGNALAZIONE BIBLIOGRAFICA

D'Annunzio A., Feroldi R., Guerreschi L., Lorenzini G., Il Convento di S. Maria degli Angeli di Gardone Valtrompia: dall'indagine storiografica al progetto di conservazione, Comune di Gardone Valtrompia, Editrice La Rosa, Aprile 1995

 

CORSIVO RELIGIOSO: Cinque secoli di tracce e appunti sul complesso conventuale di Santa Maria degli Angeli a Gardone V.T. 1513-2013

Tra cielo e terra

tra cielo e terra  è un progetto di fotografia per tutti gli abitanti della Lombardia, invitati a guardare e riscoprire il proprio paesaggio con gli occhi dei "Santi" e delle figure religiose, posti nelle nicchie e nelle edicole disseminate sul territorio.

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