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Approfondimenti scolastici: Il mulino Fenotti

Per conoscere le esperienze didattiche realizzate sul mulino Fenotti, consultare il sito del Comune

IL PARTIGIANO NEL MULINO - Classe II°D Scuola Secondaria di Primo Grado "Galileo Galilei" Nave - A.S. 2013/2014

ALLA SCOPERTA DEL MULINO FENOTTI - Classe II°E Scuola Secondaria di Primo Grado "Galileo Galilei" Nave - A.S. 2013/2014

PANNELLO MULINO FENOTTI - Classe III°F Scuola Secondaria di Primo Grado "Galileo Galilei" Nave - A.S. 2013/2014

NAVE - Gelsi monumentali: memorie dell'antico paesaggio della piantata padana

La coltivazione del gelso finalizzata alla bachicoltura si è diffusa in Italia a partire dal ‘500.

L'ampia necessità di questo tipo di albero per l'alimentazione del baco da seta ne stimolò l’impiego in molteplici situazioni: all'interno dei filari delle vigne, lungo i fossi e i canali di irrigazione, lungo i confini interpoderali. La sua importanza era tale che ogni esemplare veniva censito sia nei documenti catastali sia nei contratti di compravendita dei terreni.
Si considera infatti che nel 1857 esistessero nel Bresciano circa 6 milioni di piante e ben 7 milioni nel 1881.
Nonostante oggi la bachicoltura sia totalmente abbandonata, a Nave esistono ancora numerosi esemplari di gelso: nelle aree non ancora edificate, essi campeggiano in brevi file isolate e, anche nelle zone interessate da nuova edilizia, alcuni esemplari di grandi dimensioni sono stati fortunatamente preservati. Ma è soprattutto nel parco della ex Villa Zanardelli che se ne trova la maggiore concentrazione, che comprende sia di alberi dal frutto nero, sia di alberi dal frutto bianco.

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NAVE - Il gelso e la vigna: memorie dell'antico paesaggio della piantata padana

La storia economica della Valle del Garza, di Nave in particolare, ha avuto una connotazione agricola fino agli anni '50 del ‘900. Tra le coltivazioni prevalenti c'era quella della vite, ora distribuita sui terrazzamenti sostenuti da muri a secco e risalenti il versante collinare o accompagnata ad alberi da frutto o al gelso nelle aree pianeggianti.

Queste ultime, nella seconda metà del ‘900, sono state interessate da un processo di urbanizzazione che ha provocato il pressoché completo stravolgimento del paesaggio originario: alla trasformazione in senso industriale dell'economia è conseguito l'abbandono dei campi e delle vigne e anche molti degli antichi terrazzi sono caduti in disuso e interessati dall'invasione del bosco.

Tuttavia, in alcune aree rimaste preservate, sono visibili ancora oggi brevi filari di vite intercalata da piante di gelso. A Nave, unico comune in Valle Trompia che conserva esemplari di questa coltivazione, le vigne maritate al gelso sono osservabili soprattutto nella frazione di Cortine e nella piana sottostante il Monte Maddalena.

In località Ronchi, in splendida posizione soleggiata, al di sopra del paese - è possibile osservare sia la permanenza di una certa attività viticola adattatasi alle caratteristiche del territorio (e quindi all'inclinazione del versante), sia l'abbandono dei vecchi terrazzamenti, soggetti alla progressiva invasione della vegetazione e al decadimento delle strutture murarie, con il conseguente sviluppo di nuove attività, comunque marginali, come il taglio della legna.

Sono, questi filari, veri e propri monumenti del passato, derivanti da una forma di coltivazione diffusasi nell'area padana attorno al ‘500 – epoca di avvio della diffusione del gelso per la bachicoltura - e denominata per l'appunto "piantata padana".
La collocazione degli alberi all'interno della vigna facilitava il sostegno dei tralci; nel contempo, l'annuale sgamollo dei gelsi per l'allevamento dei bachi faceva sì che gli alberi non danneggiassero, con la propria ombra, la maturazione dell'uva.

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NAVE - Il mulino Fenotti

A Nave  è attestata, partire dal XVI secolo, l’esistenza di due mulini da grano, detti “mulini della carità”, la cui attività andava a beneficio dei poveri e ammalati del comune. I due mulini erano identificati come mulino di sopra e mulino di sotto, indicando così la loro posizione geografica rispetto al corso delle acque del torrente Garza. Nei catasti napoleonici è poi citato un mulino di mezzo, situato nella località conosciuta come Bologna, casa con mulino da grano a tre ruote di proprietà dei fratelli Bartolomeo e Lorenzo Rossi.
Proprio in contrada Bologna,sulle rive del canale Minera, è rimasto in funzione fino al 1994 il mulino Fenotti (dal nome dell’ultimo proprietario), edificio di antiche origini adibito alla macinazione dei cereali. Rimasto quasi inalterato nella struttura e nel funzionamento fino ai primi decenni del secolo scorso, subisce poi successivi interventi di ammodernamento, tra cui la sostituzione delle vecchie macine in pietra con moderni macchinari in ghisa azionati da una turbina idraulica che consentono al mulino di mantenere elevati standard produttivi fino agli anni '60 del '900. Poi il declino, dovuto alla concorrenza dei grandi mulini industriali, fino alla definitiva chiusura il primo gennaio 1994.
La struttura del mulino e i suoi macchinari sono rimasti inalterati nel tempo, e si possono ancora visitare tanto la parte più antica quanto quella di più recente costruzione. Nell’archivio storico del Comune di Nave è conservata documentazione riguardante i mulini presenti sul territorio a partire dal XVI secolo.
Nella sezione novecentescacompare anche documentazione attestante l’attività del mulino Fenotti.

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NAVE - La Corna di Val Listrea

Il torrente Listrea scende nell'omonima valle dal monte retrostante l'abitato di Monteclana, antica contrada di Nave.
Lasciate le case si percorre il sentiero nel bosco che segue il corso d'acqua fino a raggiungere, in una ventina di minuti, la Corna, una parete di roccia nuda da qualche tempo attrezzata per l'arrampicata a cura della locale Sottosezione del CAI. Di fianco alla Corna si trova la principale cascata del Listrea, visibile staccandosi di poco dal principale sentiero. La località è attrezzata con alcuni tavoli per picnic.
L'ambiente nel suo insieme testimonia appieno una delle funzioni che il bosco e i luoghi naturali sono venuti ad assumere negli ultimi decenni, cioè quella di accogliere le esigenze di svago della popolazione.
 
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NAVE - La Pieve della Madonna Annunciata o di Santa Maria della Mitria

Pieve della Mitria

Il complesso della Mitria sorge sulla sponda destra del Garza, all’imbocco della Valle delle Cartiere. Due sono le ipotesi circa il toponimo della località, tramandato per tradizione popolare: l’una, la più accreditata, lo fa risalire (alludendo al tipico copricapo del vescovo) a una insegna ottocentesca di una locale osteria o comunque a un probabile possedimento vescovile; l’altra al culto solare di origine persiana del dio Mitra, molto diffuso tra i legionari romani, e quindi in territorio bresciano, durante l’epoca imperiale. Quest’ultima è un’ipotesi suggestiva, che trova possibile riscontro nei numerosi ritrovamenti databili I secolo d.C., tra i quali una stele con una figura virile, forse Ercole celtico o lo stesso dio Mitra.
Gli scavi archeologici, condotti a partire dal 1990, hanno permesso di ipotizzare come l’attuale chiesa, sopraelevata e ampliata tra la seconda metà del XV secolo e l’inizio del XVI, sia stata costruita su precedenti edifici cultuali. Sono stati infatti rinvenuti nel cortile della casa canonica i resti di un’area sacra romana, sulle cui rovine venne eretta una prima cappella paleocristiana, di cui restano alcuni frammenti di decorazione pittorica negli affreschi bizantini dell’Ultima Cena e delle Storie di Sant'Orsola, tra la seconda e la terza campata a destra dell’ingresso.

Facciata della Pieve della Mitria

L’edificio altomedievale era composto da un’aula che occupava l’ultima campata verso l’attuale presbiterio e l’estremo vano dell’ossario, terminando con due absidi concentriche. Tra i secoli X e XIII tale struttura sarebbe stata inglobata all’interno di una nuova costruzione estesa fino all’odierna facciata principale
L’annessa casa canonica, costruita in epoca posteriore rispetto alla chiesa, fu probabilmente adibita anche a xenodochio, ossia un ospizio per i viandanti che vi giungevano percorrendo l’antico percorso: partendo dal colle Cidneo, attraverso la porticula sancti Eusebio la strada conduceva a San Vito dove si divideva in direzione del monastero di San Pietro in monte Orsino di Serle verso Sant'Eusebio, quindi verso la Valle del Garza e la Valle Sabbia.

La facciata principale, dalla preziosa cornice in cotto con laterizi posti a dente di sega e archetti, presenta un elegante portale barocco in pietra di Botticino con frontone curvilineo spezzato.Durante il restauro del 1950 venne riaperto il rosone cinquecentesco, tamponato con una finestra rettangolare nel 1696, come pure rinvenuto uno straordinario ciclo di affreschi. In quell’occasione fu purtroppo demolita la cappelletta esterna dedicata a San Rocco, posta contro la facciata principale: visibile in alcune fotografie di inizio secolo, testimoniava la devozione al santo protettore degli appestati, quando anche l’antica canonica veniva probabilmente utilizzata come lazzaretto e i morti sepolti nell’ossario.
Gli affreschi, per lo più votivi, vennero eseguiti sia da pittori ordinari che da grandi maestri di scuola lombarda: gli storici non sono totalmente concordi nell’attribuzione, ma i nomi ricorrenti sono quelli di Gerolamo Romanino, Altobello Meloni o Melone, Paolo da Cailina il Giovane e Vincenzo Civerchio.
Il santuario è stato nel corso dei secoli luogo di grande devozione; oggi vi si celebra regolarmente la Santa Messa, settimanalmente e durante le festività dedicate alla Vergine.

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NAVE - La strada medievale per il Santuario di Conche

Nonostante le trasformazioni introdotte nel corso degli ultimi decenni nel modo di spostarsi in montagna e le conseguenti trasformazioni del fondo stradale, alcuni brani di antichi selciati sono rimasti visibili in varie località della Valle Trompia: l'antica strada per Invico di Lodrino, l'antica strada per Santa Maria del Giogo di Gardone Val Trompia, l'antica strada in valle di Graticelle a Bovegno o, nello stesso comune, la strada per Ludizzo.
La strada che da Nave porta al Santuario di Conche si distingue tuttavia per lo stato di conservazione e per le dimensioni delle pietre costituenti il selciato, grandi pietre bianche di calcare, di superficie piana e composte a mosaico ben omogeneo. A differenza di altre località, data la relativa pendenza, non sono presenti gradini o scoli per le acque superficiali.
La strada attraversa vari marroneti dotati di alberi maestosi e raggiunge, quasi a metà percorso, l'antica chiesa di Sant’Antonio.
Dalla strada principale se ne diramano altre con caratteristiche simili, anche se di carreggiata di dimensioni minori e non così ben conservate.

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NAVE – Il consorzio utenti Roggia Minera

Il Minera è un canale che percorre il territorio comunale di Nave in direzione est-ovest dalla località detta Ca' de Bruna fino alla frazione di Muratello dove si ricongiunge col Garza, scavato fin da tempi antichi per dare movimento a mulini, cartiere, folli e fucine. L'utilizzo delle sue acque era infatti primariamente industriale, ma in subordine, quando cioè opifici e mulini non erano attivi, esse potevano essere utilizzate anche a scopi irrigui. L'esistenza di un consorzio per la regolamentazione della gestione del canale è attestata dall'anno 1877, ma è solo nel 1881 che gli utenti industriali del Minera decidono di ufficializzarne la costituzione dotandosi di un regolamento, che da un lato garantisse ad ogni utente un'equa ripartizione dell'acqua, e dall'altro tutelasse gli interessi dei legittimi proprietari del vaso nei confronti di eventuali utenti abusivi. Al momento della sua costituzione al consorzio aderiscono sette utenti, proprietari di altrettanti edifici sorti in diverse epoche lungo il corso d'acqua: la cartiera Zanini e il mulino Zanotti in contrada Bologna, due cartiere Turrinelli in contrada Folletto, la fucina Maccarinelli in contrada Fucina di sopra, la fucina con mulino Stefana in contrada Fucina di sotto, e il molino Tosana in frazione Muratello.
Nell'archivio storico comunale di Nave è conservato il fondo documentale riconducibile all'attività del Consorzio Minera, attraverso il quale è possibile ricostruirne la storia fino agli anni Settanta del secolo scorso.
In archivio sono conservati anche i fondi prodotti da altri due consorzi idrici, il Consorzio d'irrigazione Prada- Malvezzi-Muratello e il Consorzio idraulico del torrente Listrea.
Alcuni fondi documentali prodotti da altri consorzi idraulici e irrigui attivi in Valle Trompia nei secoli passati sono pure conservati negli archivi storici dei comuni di Gardone Val Trompia (Consorzio idraulico della sponda destra del Mella, con documenti dal1883 al 1953) e di Concesio (Compartita della Serioletta proveniente dal Mella in Pregno 1798-1908, Consorzio per le riparazioni della sponda sinistra del Mella 1786-sec. XIX, Consorzio Tronto inferiore 1837-1882, Consorzio per la sponda sinistra del torrente Tronto superiore o di Sant'Andrea 1847-1895).
 
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NAVE, CAINO e LUMEZZANE - Scene di vita rurale in antichi ex voto conservati nel Santuario di Conche

A cavallo dei confini di Nave, Caino e Lumezzane si trova l'antico Santuario della Madonna della Misericordia di Conche, che la leggenda vuole fondato da San Costanzo attorno all’anno 1000.
Nel corso dei secoli, la Madonna qui venerata è stata oggetto di particolare devozione che si è protratta fino ad oggi, tanto da essere eletta, nella prima metà del ‘900, patrona dei molete, cioè degli operai addetti all'affilatura delle lame prodotte nelle officine di Lumezzane.
Questa devozione è testimoniata da vari dipinti con funzione di ex voto presenti nel santuario, nei quali, come da tradizione, si tratteggia la circostanza per cui era stata richiesta la protezione divina. Tra queste, la processione che ricorda la richiesta di tempo sereno prima e di pioggia poi, nel 1849 un cacciatore si rivolge alla Madonna, ma non è comprensibile il motivo (forse sec. XVIII). Infine, una scena rustica con vacche e oranti a fianco di un carro in riparazione (forse sec. XIX).

 

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