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LODRINO - Il laghetto del Lembrio, un esempio di programmazione della tutela dagli incendi boschivi

La Valle del Lembrio è un ramo laterale della Valle di Lodrino, a sua volta laterale della Valle Trompia e conducente al valico con la Valle Sabbia detto della Cucca.
Si tratta dunque una corta e stretta vallecola, tradizionalmente molto frequentata soprattutto in estate in quanto fresca sia perché posta in ombra (ha un orientamento nord - sud), sia per la presenza di un limpido torrente permanente. Lo stesso toponimo "Lembrio" pare riunire queste due caratteristiche dato che sembra derivare da "mem" come "acqua", "fiume" (come il più noto Mella che percorre la Valle Trompia) e "ombra" (ad esempio la località Umbriù a Polaveno).
A Lodrino opera dal 2004 il Consorzio Forestale Nasego il quale, nell'inverno 2010-2011, ha realizzato proprio in località Lembrio un laghetto artificiale, allo scopo di costituire una riserva idrica da utilizzare in caso di incendi boschivi.
L'opera è stata compiuta utilizzando tecniche di ingegneria naturalistica, sbarrando quindi il corso d'acqua con una barriera di tronchi e pietre.
Si è costituito così un ambiente molto gradevole anche dal punto di vista paesaggistico, molto frequentato e anche punto di passaggio di una pista ciclabile che mette in comunicazione Valle Trompia e Valle Sabbia, oltre che utile per le esigenza di tutela forestale.

 

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LODRINO - La Latteria Sociale

La Società anonima cooperativa Latteria sociale di Lodrino , come molte altre realtà simili in Valle Trompia, e più in generale in Lombardia e in altre regioni del nord Italia, nasce nel contesto delle esperienze cooperativistiche di fine Ottocento, sulla scia degli interventi operati in ambito agricolo da padre Giovanni Bonsignori fondamentale figura dell'agricoltura bresciana.
La Società si costituisce il 26 dicembre 1888 su iniziativa di trentatre produttori di latte, "nati e domiciliati in Lodrino, tutti maggiorenni ed asserentisi investiti della capacità giuridica" (Ghisla, Bettinzoli, Zappa, Foccoli, solo per citarne alcuni), animati dalla volontà di utilizzare nel modo più razionale possibile le risorse a disposizione e dare nuovo vigore ad un'economia che rischiava di restare altrimenti improntata alla sussistenza. Gli scopi che la società si prefigge sono infatti di "riunire il latte portato dai soci, lavorarlo e perfezionarne i prodotti utilizzandoli tutti; aprire per essi un commercio anche su vasta scala; corrispondere ai portatori del latte un sicuro guadagno od in denaro od in latticini; incoraggiare in tal guisa gli allevatori di bestiame al progressivo miglioramento delle razze bovine, all'aumento delle vacche, quale elemento di maggiore ricchezza agricola". Quindi la raccolta e lavorazione del latte  in forma collettiva mirava ad un duplice traguardo: da una parte incentivare il commercio dei latticinioltre i ristretti confini del paese o della valle, in modo da portare ai singoli produttori un guadagno certo, in denaro o in natura, dall'altra parte la possibilità, con i guadagni ottenuti, di nuovi investimenti per l'acquisto di bestiame di razza migliore. Si sarebbe così innescata una sorta di reazione a catena finalizzata, oltre che al generale miglioramento delle condizioni di vita degli allevatori, all'evoluzione e incremento della produzione agricola, con le conseguenti ripercussioni positive sulla qualità dei prodotti finali destinati all'alimentazione, e quindi sulla salute dei consumatori finali.
L'archivio storico del Comune di Lodrino conserva il fondo documentario riconducibile alla Latteria sociale di Lodrino, che ne attesta l'attività dal 1888 al 1916.
 
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LODRINO - La pineta: testimonianze di impiego forestale nella conservazione idrogeologica

Soprastante l'abitato di Lodrino si sviluppa la catena del Monte Inferni, della Corna di Caspai e del Monte Palo. Si tratta di monti dolomitici caratterizzati da dirupi franosi, talvolta incombenti sull'abitato dalla cui instabilità l'uomo ha dovuto difendersi nel tempo anche compensando il prelievo legnoso dei boschi spontanei che fornivano di per sé una certa tutela al degrado del versante.
L'esempio più macroscopico è costituito dalla Cavada, ovvero dal punto più critico di tutta la bancata rocciosa, ben visibile anche da lontano, che peraltro costituisce un diretto punto di valico per Marmentino.
A partire dagli anni '30 e '40 del '900, nell'area posta tra l'abitato e le rocce, ormai priva di alberi per un eccessivo prelievo da parte dell'uomo, per opera della Milizia Forestale fu realizzata una pineta di pino austriaco (in seguito arricchita con altre conifere), avente lo scopo di ripristinare una copertura arborea in funzione di tutela idrogeologica, oltre che di contenere la disoccupazione.

Il pino austriaco è infatti un albero che si sviluppa anche su terreni ripidi, poveri di substrato, dove la roccia risulta sporgente e quindi altamente soggetti ai fenomeni erosivi.
Pur estraneo all'ambiente locale, il pino nero austriaco risulta in grado di apportare nutrimenti e proteggere il dilavamento del versante, ricostituendo così il terreno e preparando lo spontaneo ripopolamento di essenze autoctone.
In tempi più recenti la funzione protettiva della pineta di Lodrino è stata integrata con ulteriori sbarramenti ed in particolare con il profondo solco del "vallo" , un fossato scavato negli anni Novanta al fine di raccogliere i detriti rocciosi che si staccano dal soprastante pendio. Lo sviluppo di interventi di riqualificazione estetica e sociale, come la realizzazione di aree picnic e di un'area monumentale, pone inoltre in essere l'utilizzo di questo speciale bosco come luogo di svago e di ricreazione. Nell'insieme, quindi, la località appare come un interessante "museo a cielo aperto" sui temi dell'adattamento dell'uomo all'ambiente naturale e della trasformazione delle funzioni del bosco nella storia recente.
 
Anche se il caso di Lodrino è particolarmente vistoso e rappresentativo, il ricorso a queste forme di tutela del versante montano non è infrequente in Valle Trompia. Ricordiamo altri episodi nella pineta della Valle del Lembrio (Lodrino), in quella di Inzino (sottostante il santuario di San Bartolomeo) e a Nave (versante sud dei monti Palosso e Conche). In tutti questi casi, peraltro, si è venuta a costituire una situazione di peculiarità paesaggistica che viene socialmente riproposta anche come ambito di "parco urbano" a scopo ricreativo.
 

LODRINO - La radura “Piazza dei morti”: testimonianza di emarginazione nel bosco degli appestati durante l'epidemia del 1630

La costa del Feifo è il versante del monte che collega la Valle del Lembrio alla Cucca di Lodrino, sottostante la cima Punta di Reai. Si tratta del lato rivolto a nord di Lodrino, ricco di prati e cascine oggi ristrutturate nella parte di minore acclivio e di minor quota, e boschi di faggio, frassino, carpino, nocciolo, nella parte più orientale, più elevata e ripida; è inoltre contrapposto al versante interessato dalla presenza dei principali nuclei abitati, posti sul lato della valle rivolto a sud e quindi in posizione più soleggiata.
Al centro del Feifo si trova una radura denominata "Piazza dei morti" in quanto la tradizione la indica come luogo di sepoltura degli appestati durante una storica epidemia.
L'esame di documenti d'archivio ha permesso di individuare nell'epidemia del 1630 quella che comportò la "contumacia" degli appestati, ovvero il loro isolamento, in questa parte del territorio di Lodrino e, verosimilmente, anche l'utilizzo di quella radura per le rudimentali sepolture. Quell'epidemia, nota anche come "manzoniana" poichè raccontata dal Manzoni ne "I promessi sposi", a Lodrino causò in un solo anno circa 400 morti sui 900 abitanti dell'intero paese.

 

LODRINO, PEZZAZE e COLLIO - L’arte dell’accatastamento della legna

La legna da ardere costituisce un elemento di primaria importanza nella vita in montagna e perciò la collocazione e l’organizzazione della relativa catasta risponde ad esigenze sia pratiche che di decoro dei luoghi abitati.
La legna da ardere, infatti, affinché funga in maniera adeguata da combustibile, deve essere trattata in modo adeguato fin dalla fase di essiccazione, che segue immediatamente il taglio.
Le cataste devono perciò essere organizzate in maniera funzionale a consentire la necessaria ventilazione e, al tempo stesso, un adeguato contenimento volumetrico, soprattutto se collocate in prossimità del luogo di abitazione. La perfetta cura di tali costruzioni le rende talvolta degne di ammirazione anche sul piano estetico.

Nelle immagini si osservano:
1) catasta nei pressi di Memmo (Collio)
2) catasta nei pressi di Lodrino
3) Catasta in Val Cavallina (Pezzaze)
4) Catasta a Etto(Pezzaze)

 

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INDICAZIONI ARCHIVISTICHE
Dati e informazioni sulla Latteria sociale sono disponibili nell’archivio storico comunale di Lodrino:

Fondo Latteria sociale di Lodrino
Atti, "Statuto Latteria Sociale", 1888 dicembre 26, busta 1, fasc.1.1
Atti, 1892, busta 1, fasc.3
Atti, 1893, busta 1, fasc.4
Atti, 1894, busta 1, fasc.5
Atti "1895", busta 1, fasc.6
Atti, 1896, busta 1, fasc.7
Atti, 1897, busta 1, fasc.8
Atti, 1898, busta 1, fasc.9
Atti, 1900, busta 1, fasc.11

INDICAZIONI BIBLIOGRAFICHE
- Sabatti Carlo (a cura), Lodrino in Valtrompia. Memorie storiche e patrimonio artistico, Comune di Lodrino, 1987.
- AA.VV., Valtrompia nell’economia, Brescia, La Compagnia della stampa Massetti Rodella, 2008.
- Ghigini Franco, I contadini dimenticati, Gardone Valle Trompia, Comune di Gardone V.T., Comunità Montana di Valle Trompia, 2007, collana Le culture del lavoro e le tradizioni.

Un territorio, un patrimonio:

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