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GARDONE V.T., MARCHENO e TAVERNOLE - Cascine rustiche sulla linea Caregno - Pontogna

Lungo il noto itinerario escursionistico Caregno-Pontogna che, nel suo insieme, interessa i comuni di Gardone Val Trompia, Marcheno e Tavernole sul Mella, si incontrano alcuni particolari esempi di cascine rustiche ancora ben conservate, dotate di un porticato anteriore, utile probabilmente a consentire lo svolgimento di alcuni lavori anche in caso di intemperie o durante la stagione fredda. Ciò distingue tali cascine dal modello più tradizionale della cascina tipica della montagna valtrumplina, che, peraltro, si può comunque vedere anche lungo il medesimo itinerario.

Il portico circoscrive un'area di lavoro pianeggiante e coperta davanti alla stalla e alla legnaia e al luogo di abitazione diurna del contadino; presenta ampie aperture con colonne quadrate e portone di accesso che può consentire la chiusura degli ambienti rispetto all'esterno.

 

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MARCHENO - Il Consorzio Agrario

I Consorzi agrari, organizzazioni di agricoltori per la fornitura di beni o servizi utili per l'attività imprenditoriale agricola, rientrano nel quadro delle istituzioni di carattere cooperativistico che nascono sul finire dell '800. Diffusi soprattutto in pianura, dove l'attività agricola costituisce l'asse portante dell'economia, trovano però terreno di diffusione anche in Valle Trompia, e nel caso specifico nel Comune di Marcheno, con l'istituzione il 16 febbraio 1902 del Consorzio agrario Valtrompia.
La relazione illustrativa sulle origini e sul funzionamento del Consorzio, redatta nel 1904 e sottoscritta dal presidente Giacomo Foccoli, dal vicepresidente, dai sindaci e dai consiglieri, dà il quadro della situazione agricola della Valle Trompia a cavallo dei due secoli. I contadini della valle, "estremamente conservatori" e probabilmente diffidenti, stentano ad abbandonare i vecchi sistemi basati sulla coltivazione del granoturco. La bachicoltura, settore predominante dell'agricoltura valligiana, è compromessa dalle speculazioni di alcuni incettatori. Le coltivazioni sono sempre minacciate da malattie e parassiti, come la cosiddetta malattia del carbone o la Diaspis pentagona, a cui gli agricoltori non hanno la forza e forse nemmeno la volontà di opporsi. Nel settore zootecnico il miglioramento della razza bovina procede a rilento a causa della tendenza a vendere i migliori capi di bestiame per sottrarli al rischio di mortalità.
Attraverso la propria opera il Consorzio si propone di opporsi a queste tendenze retrograde, da un lato promuovendo l'istruzione agraria, che riporta una prima vittoria nella restrizione della coltivazione del granoturco in favore di quella del frumento "assai più rimuneratrice"; dall'altro, più concretamente, distribuendo a prezzo di costo sementi selezionate, concimi e altro materiale, concedendo ai coltivatori la possibilità di pagamenti dilazionati, curando la predisposizione di un essicatoio per il grano "che tanto interessa l'igiene specialmente dei contadini", istituendo un'assicurazione contro la mortalità del bestiame, concordando infine l'affittanza di una "buona e vasta montagna" per la monticazione del bestiame.
L'archivio storico del Comune di Marcheno conserva il fondo documentale prodotto dal Consorzio agrario Valtrompia tra il 1902 e il 1906.
 
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MARCHENO - Il mulino di Marcheno

A Marchenoesisteva un mulino ormai scomparso, le cui vicende paiono dimostrative delle trasformazione che hanno caratterizzato il processo di industrializzazione della Valle Trompia, e dei problemi ad esso connessi.

Il mulino sorgeva anticamente sull'argine del fiume poco fuori dal centro abitato del paese. Si trattava di un mulino idraulico utilizzato per la macinazione dei cereali alimentato dalle acque del fiume Mella. Di proprietà comunale fino al 1820, il mulino viene poi venduto a privati per far fronte ad alcuni debiti contratti dal Comune, con l'obbligo però all'acquirente, nella fattispecie il sacerdote Antonio Morandi, di mantenerlo attivo "a comodo della popolazione" e il divieto, "per qualsivoglia contingibile accidente, titolo o causa", di cambiarne la destinazione o lasciarlo inattivo; clausola, questa, che confermava l'antica servitù d'uso cui era soggetto il mulino a favore della popolazione di Marcheno, che vi faceva ricorso per la macinazione dei cereali destinati all'alimentazione familiare.
Nel 1886, però, gli eredi Morandi cedono l'edificio alla società umbra Alti forni e acciaierie Terniche intende impiantare nel comune un "grandioso stabilimento siderurgico" utilizzando proprio il mulino per la produzione di forza motrice. Il cambio di destinazione, che nel corso degli anni assumerà i contorni di un vero e proprio abuso nei confronti della popolazione, innescherà una lunga vertenza che si concluderà soltanto nel 1919, quando la società Terni fornirà al Comune i mezzi necessari per l'impianto di un moderno mulino elettrico.Il nuovo mulino sorgerà in località Borghen e resterà in attività fino al 1948.
L'archivio comunale documenta in maniera molto dettagliata la storia del vecchio mulino, a partire dal 1818, quando era ancora proprietà del comune e la sua gestione veniva affittato all'asta al miglior offerente, fino all'accesa vertenza sorta con il passaggio in proprietà alla società Terni e all'attivazione del nuovo mulino elettrico comunale, un interessante intreccio di storia economica e di storia sociale della valle.
 
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MARCHENO - La Valle di Vandeno

Incassata tra la Punta Ortosei e la Corna di Sant'Emiliano, nel comune di Marcheno, si trova la Valle di Vandeno (Vandé, in dialetto), interessata alcuni anni fa da unparticolare progetto  di valorizzazione e di semplice allestimento didattico-culturale da parte della locale scuola secondaria di primo grado.
La valle è attraversata da un torrente permanente di modesta portata e per questo è molto frequentata soprattutto nei mesi estivi da chi ricerca un po' di frescura.
Un facile sentiero segue la direzione est - ovest mantenendosi, nella parte bassa, appena sopra il torrente, per poi innalzarsi fino a raggiungere la prativa località Grassi, che congiunge i confini comunali di Marcheno, Sarezzo e Lumezzane. Un tempo, per i contadini e mandriani, questa zona costituiva un importante punto di valico, tanto che già in epoca medievale esisteva nei pressi la chiesa di Sant'Emiliano, con un punto di riparo e ospitalità che già nel 1807 serviva "a commodo de' lavoranti ne' boschi e custodi di malghe".
Il suolo è di tipo dolomitico e dalle guglie circostanti degradano abbondanti pietre e ghiaia. La vegetazione ha un carattere tendenzialmente arbustivo (carpino bianco e nero, nocciolo e altri arbusti che si adattano ad un suolo povero). Ciononostante, in passato la popolazione vi svolgeva varie attività legate al taglio del bosco e alla carbonizzazione, oggi testimoniate dalla decina di pannelli illustrativi collocati lungo il percorso.
Nella Valle di Vandeno esiste un solo edificio, ormai diroccato: si tratta di una tipica cascina fornita di stalla e fienile, testimone dell'attività pastorale locale. Durante la Resistenza, tale cascina fu punto di riparo per i partigiani della 122 Brigata Garibaldi.
 
 
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MARCHENO E PEZZAZE - La calata della legna col filo palorcio a Brozzo e in Val Cavallina

Laddove il versante montuoso non è servito da strade silvo pastorali, l'esbosco della legna tagliata avviene attraverso la calata della medesima col mezzo del filo palorcio.
Tecnicamente questa operazione consiste nel collocare longitudinalmente al pendio una fune metallica adeguatamente lubrificata, lungo la quale far scorrere dei ganci ai quali è appesa la legna che scende quindi per la semplice gravità. La calata della legna può quindi avvenire a caduta, per legna di minor dimensione e peso, o con fune frenante, in presenza di legna di maggiori dimensioni.
I punti fondamentali di azione sono due: il primo, a quota elevata e posto nei pressi del luogo in cui viene tagliata la legna da calare a valle; il secondo nel luogo in cui viene raccolta e accatastata la legna in attesa del definitivo trasporto nei magazzini, solitamente prossimo a vie di accesso per mezzi a motore .
Le postazioni di filo palorcio sono solitamente permanenti anche se utilizzate periodicamente in funzione del ciclo di taglio del bosco, tuttavia possono essere presenti impianti utilizzati stabilmente.
La fune metallica è mantenuta in tensione con speciali palificazioni fissate al suolo e un motore posto in quota permette di controllare la velocità di calata; inoltre, i tronchi vengono fissati alle due estremità parallele alla fune. L'impatto di arrivo della legna è evidentemente violento e spesso avviene che la fascina si sciolga proiettando pezzi di legna nell'area circostante; è quindi necessario per i lavoranti cautelarsi traendosi in disparte. Al fine di attutire ulteriormente l'impatto della legna vengono solitamente posti copertoni al punto d’arrivo.
Il processo di calata con filo palorcio comporta diversi provvedimenti di manutenzione e sicurezza del sistema nel suo insieme: in primo luogo il taglio di rami e lo sgombero di ostacoli lungo il percorso della fune, così che la legna calata non incappi in colpi che potrebbero sciogliere la fascina disperdendo la legna lungo il tragitto; in secondo luogo, avvertire eventuali passanti del pericolo di caduta. Lungo i sentieri che attraversano il percorso della fune vengono solitamente appesi in bella vista panni o altri mezzi di avviso dei lavori in corso.
Una postazione di filo palorcio con queste caratteristiche si trova lungo il torrente Biogno, nei pressi della frazione di Brozzo del Comune di Marcheno.
Anche in località Val Cavallina, nei pressi della Cascina Cavallina, si trova una di queste postazioni ed è possibile assistere per quasi tutto l'arco dell'anno alla calata della legna dal soprastante Monte Pelato (toponimo riconducibile probabilmente ad un'epoca in cui il taglio del bosco aveva ben altra intensità rispetto ad oggi). La Val Cavallina è inoltre interessata dall'allestimento in loco del "Sentiero dei Carbonai" e ciò contribuisce a coniugare notizia storica e pratica contemporanea.

 

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MARCHENO, GARDONE V.T. E TAVERNOLE - Espressioni del carsismo in località Caregno

È interessante soffermarsi sulla conformazione del territorio della Valle Trompia, dato che da ciò derivano i caratteri più evidenti del paesaggio e dell’insediamento umano. La base litica principale è costituita da calcare e dolomia. Si tratta di rocce sedimentarie originatesi in seguito al deposito, nel corso di milioni di anni, di materiale organico (animali e alghe) sul fondo del mare. Con il corrugarsi della crosta terrestre e la nascita delle montagne, i fondali marini originari furono innalzati fino a uscire dalle acque e successivamente vennero incisi dall’azione dei fiumi e degli agenti atmosferici in genere. La barriera rocciosa che va dal monte Pergua al monte Castello della Penna, per esempio, fu “tagliata” dall’azione del Mella il quale, trovandosi però ad agire su un materiale molto duro, riuscì a ricavare solo un passaggio piuttosto stretto, per quanto profondo.
Non è dunque un caso che, ancor di più, il tratto di fondovalle fra Tavernole e Brozzo sia a momenti rappresentabile come un budello dove passa di fatto solo il fiume, mentre lo spazio per la strada è stato ricavato con un enorme scavo della roccia madre da parte dell’uomo.

Nelle aree più ampie del fondovalle, l’attività alluvionale del fiume ha invece depositato materiali aggiungendoli a quelli discesi dal versante (detriti di falda), favorendo la formazione di piane poi adibite a prato e coltivo e, in tempi recenti, a insediamento industriale. S’è detto che la roccia prevalente è quella dolomitica, ma è bene precisare che due sono le tipologie di tale minerale presenti in zona: quella di origine corallina appartenente alla Formazione di Esino, prodottasi nel Ladinico e caratterizzata dalla quasi totale assenza di stratificazioni (ne sono esempi la Corna Tiragna sopra la Valle di Colonno, la fascia rocciosa su cui si sviluppano i Piani di Caregno e, sul lato opposto, il Pian del Bene), e quella dovuta in particolare a depositi di alghe avvenuti nel Norico (Dolomia principale), caratterizzati dalla prevalente struttura a strati (Punta Almana, monte Lividino, monte Pergua, monte Castello della Penna, la “scogliera” che va dal monte Inferni al monte Palo tra Marmentino e Lodrino). Ladinico e Norico, per inciso, sono due dei sei Piani del Triassico, compresi tra i 245 e i 204 milioni di anni fa: data l'origine organogena di queste rocce, durante le escursioni può quindi capitare di imbattersi in fossili di alghe ed animali marini, come le bivalve. I due lati della valle sono ben differenti in quanto a morfologia. S’è già detto che il versante sinistro è ripido e roccioso; qui, in effetti, la dolomia sporge con nude e imponenti bancate. Il lato destro, invece, è un po’ più dolce in quanto costituitosi in seguito al degrado, dovuto ai fenomeni erosivi, delle soprastanti rocce che vanno da Caregno al monte Pergua e che terminano alla cosiddetta Corna Camugera. Coerente con tale struttura è la presenza di doline, ovvero avvallamenti o buche corrispondenti a vuoti o ipogei, punti di penetrazione nel sottosuolo dell'acqua meteorica. Alcuni esempi di tali fenomeni carsici sono infatti ben evidenti lungo la strada carrozzabile che attraversa la località: in pratica, lo sgretolarsi delle rocce e il discendere dei materiali lungo il versante per via della gravità, ha permesso la formazione di un pendio meno ripido, adatto all’antropizzazione, cioè all’insediamento umano.

 

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saperne di piu - marcheno consorzio

INDICAZIONI ARCHIVISTICHE
Dati e informazioni sul Consorzio agrario sono disponibili nell’archivio storico comunale di Marcheno:

Fondo Consorzio agrario Valtrompia
Atti "Consorzio Agrario Valtrompia società anonima cooperativa", 1904 maggio 22, busta 1, fasc. 1
Atti, 1902, busta 1, fasc. 2
Atti, 1904, busta 1, fasc. 3
Deliberazioni "Verbali del Consiglio", 1902 febbraio 23-1906 settembre 25, busta 1, reg. 1

INDICAZIONI BIBLIOGRAFICHE

- Rizzinelli Vincenzo, Sabatti Carlo (a cura di), Marcheno nella storia e nell’arte, Roccafranca (BS), La compagnia della stampa Massetti Rodella editori, 2004.

Saperne di più: Il mulino di Marcheno

INDICAZIONI BIBLIOGRAFICHE
Anelli Lionello, Marcheno: le vicende del mulino “animato dal Mella”, in Bresciaoggi, 1993
INDICAZIONI ARCHIVISTICHE
Dati e informazioni sui mulini nell’archivio storico del Comune di Marchenosono conservate in:
Sezione Carteggio 1817-1858
"Maggio 1818", busta 2, fasc. 5
"Giugno 1819", busta 3, fasc. 6
"Circolari e ordinanze Settembre 1825", busta 8, fasc. 9
"Quinternetti di esazione - n. 4", 1818, busta 17, fasc. 2
"Attività - n. 4", 1820, busta 18, fasc. 4
"Quinternetti d'esazione - n. 4", 1821, busta 19, fasc. 1
"Attività - n. 15", 1821, busta 19, fasc. 3

Sezione Carteggio 1898-1950
Mulino - "Esercizio del molino di ragione della Società di Terni " (X.4), 1817-1898, busta 159, fasc. 1
Mulino - "Materiale del Molino Elettrico", 1910-1918, busta 159, fasc. 2
Mulino - "Pratiche riguardanti il molino di proprietà della Società di Terni affinché sia mantenuto perennemente andante a comodo della popolazione" (X), 1910-1918, busta 159, fasc. 3
Mulino - "Gestione del molino dal 1° novembre 1917 al 22 marzo 1922", 1917-1922, busta 159, fasc. 4
Mulino - "Molino comunale", 1923-1925, busta 159, fasc. 5
Mulino,1952, busta 159, fasc. 6
Mulino - "Molino elettrico comunale - Registro delle macinazioni", 1917 ottobre 31 -1921 aprile 24, busta 159, reg.1
Mulino - "Registro Cassa della Azienda del Molino comunale", 1919 settembre 13-1922 marzo 22, busta 159, reg.2

 

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