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COLLIO - Fontane e lavatoi

Quando in casa l'acqua non c'era e per le necessità domestiche bisognava attingerla alla fontana pubblica o portare i mastelli al lavatoio, queste costruzioni facevano parte del paesaggio di ogni centro abitato. In alcuni casi fontane e lavatoi si sono conservati intatti, a testimonianza di una aspetto non secondario di storia locale. E' il caso di Collio, dove si può ancora ammirare buona parte delle fontane  e dei lavatoicostruiti nel passato.
Anche la documentazione dell'archivio storico del Comune di Collio attesta la presenza di numerose fontane sparse sul territorio comunale a partire dalla prima metà dell'Ottocento. Si trovavano nel capoluogo e nelle diverse frazioni Tizio, Memmo , San Colombano  e poi Ivino.
Al comune spettavano i lavori di costruzione, riparazione e manutenzione di fontane e lavatoi,, e delle condutture d'acqua di servizio alle frazioni, opere che molto spesso prendevano il via solo dopo frequenti sollecitazioni da parte dei cittadini.
Altri aspetti da ricordare, in considerazione delle qualità delle acque, sono legati alle terapie ed agli albori del turismo in valle come il caso della fonte Busana  ed il Grand Hotel Mella.
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GARDONE V.T. - L'acquedotto di Magno

Alla fine dell'Ottocento Magno, paese "rinomato per la sua aria fine e ricostituente" e per l'eccellente qualità delle sue acque, subisce una preoccupante recrudescenza di malattie infettive. Una delle cause di questo fenomeno viene individuata nelle cattive condizioni della conduttura dell'acqua potabile, i cui tubi "sono in cotto, sconnessi e in parte rotti", e nell'insufficiente portata dell'acqua dovuta ad una "diminuzione nella sorgente che alimentava l'unica fontana esistente in fondo al paese". L'intenzione di dotare il paese di un nuovo acquedotto era in realtà nell'aria già dal 1896, ma la sua realizzazione era rimasta in sospeso per varie cause, non da ultime le scarse risorse finanziarie del comune. La situazione si sblocca solo nel 1903 grazie al lascito testamentario di un benefattore, il cavalier Giovanni Sabatti, nel cui testamento olografo tra le altre cose si legge "lascio lire Diecimila al comune di Magno d'Inzino, coll'obbligo di dare sollecita esecuzione a tutte le opere necessarie affinché venga adibita al servizio del paese con almeno due fontane pubbliche coll'acqua potabile della fonte Calcarole in conformità al progetto all'uopo già predisposto dal mio nipote ing. Marsiglio Ferrata, progetto che trovasi fra le mie carte".
Il progetto porta la data del 15 febbraio 1899 e prevede la realizzazione di una conduttura d'acqua, la costruzione di un serbatoio di raccoltae la posa di due fontane in pietra Rezzato con vaso semicircolare. La realizzazione verrà affidata tramite licitazione privata al capomastro Beniamino Contessi di Sarezzo, che completerà l'opera nel 1907.
 
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GARDONE V.T. - La Valle di Inzino

Ambiente, paesaggio, svago ed escursionismo in una località incontaminata e affascinante.
Dalla frazione di Inzino di Gardone V.T. si estende la valle omonima, che risale le falde del M. Guglielmo fino all'altezza di Croce di Marone e, poco più in alto, delle malghe del versante meridionale.

La Via dell'Acqua

Lungo la Via dell’acqua, i documenti storici introducono il visitatore al complesso tema dello sfruttamento e della gestione delle risorse idriche nel territorio della Valle Trompia, nel periodo di tempo corrispondente approssimativamente agli ultimi due secoli.

Nella Valle Trompia pre-industriale e poi ancora attraverso il lungo processo di industrializzazione tra Ottocento e Novecento le acque dei numerosi corsi d’acqua, oltre ad essere risorsa indispensabile per gli usi domestici e igienici, sono state sostegno e impulso all’economia. Sono state impiegate in agricoltura, principalmente per l’irrigazione dei campi e l’abbeveramento del bestiame; per l’artigianato e l’industria, dove l’acqua diventa forza motrice per azionare i meccanismi di mulini, opifici, fucine, magli. E non da ultimo, anche se in misura più limitata, la qualità di certe acque ha dato l’impulso ad una discreta industria turistica, come nel caso delle acque minerali di Collio. Una complessità di attività, questa, che ha richiesto la partecipazione di diversi soggetti e una molteplicità di interventi, dalla costruzione di manufatti come canali, ponti, acquedotti, fontane e lavatoi, alle opere di arginatura e di manutenzione degli alvei, alle necessarie azioni di regolamentazione dell’uso delle acque per razionalizzarne lo sfruttamento ed evitare i frequenti abusi.

A livello locale la gestione delle acque ha coinvolto principalmente i comuni sul cui territorio scorrono fiumi torrenti e rogge, e i consorzi, idraulici e irrigui, che di volta in volta si costituiscono tra gli utenti delle acque. Soggetti che hanno lasciato, a riscontro di queste loro attività, una notevole ricchezza e varietà di documentazione d’archivio.

Per dare ragione della complessità della materia ogni tappa di questo itinerario suggerisce un diverso punto di vista. Luoghi e temi sono stati scelti a titolo esemplificativo e rispecchiano in linea generale quanto è possibile trovare negli archivi storici comunali.

La Via dell’acqua è stata ideata all’interno del progetto “Nuvole di carta-Una mappa di comunità per viaggiare tra i documenti storici”.  promosso dal Sistema dei beni culturali e ambientali (Sibca) della Comunità Montana di Valle Trompia in collaborazione con il Dipartimento di Studio del territorio e Ecomuseo di Valle Trompia e sostenuto dalla Regione Lombardia per la valorizzazione degli archivi storici locali

 

LODRINO - Il laghetto del Lembrio

Programmazione della tutela dagli incendi boschivi.
La valle del Lembrio è un ramo laterale della valle di Lodrino, a sua volta laterale della Valtrompia e conducente al valico con la Valsabbia detto della Cucca.

MARCHENO - La Valle di Vandeno

Una valle laterale ricca di segni naturali e antropici.
 
Incassata tra la Punta Ortosei e la Corna di S. Emiliano, in comune di Marcheno, si trova la valle di Vandeno (Vandé, in dialetto), interessata alcuni anni fa da un particolare progetto  di valorizzazione e di semplice allestimento didattico-culturale da parte della locale Scuola secondaria di primo grado.

MARMENTINO - Alberature di ripa

Strettamente connessa alla presenza di ruscelli e torrenti è l'organizzazione delle rive in certi punti protette dall'azione erosiva dell'acqua da filari di alberi  che trattengono il suolo col proprio apparato radicale. Lo scopo era evidentemente la conservazione dei prati, preziosi - in un contesto economico di tipo rurale - per la produzione di fieno.

NAVE – Il consorzio utenti Roggia Minera

Il Minera è un canale che percorre il territorio comunale di Nave in direzione est-ovest dalla località detta Ca' de Bruna fino alla frazione di Muratello dove si ricongiunge col Garza, scavato fin da tempi antichi per dare movimento a mulini, cartiere, folli e fucine. L'utilizzo delle sue acque era infatti primariamente industriale, ma in subordine, quando cioè opifici e mulini non erano attivi, esse potevano essere utilizzate anche a scopi irrigui. L'esistenza di un consorzio per la regolamentazione della gestione del canale è attestata dall'anno 1877, ma è solo nel 1881 che gli utenti industriali del Minera decidono di ufficializzarne la costituzione dotandosi di un regolamento, che da un lato garantisse ad ogni utente un'equa ripartizione dell'acqua, e dall'altro tutelasse gli interessi dei legittimi proprietari del vaso nei confronti di eventuali utenti abusivi. Al momento della sua costituzione al consorzio aderiscono sette utenti, proprietari di altrettanti edifici sorti in diverse epoche lungo il corso d'acqua: la cartiera Zanini e il mulino Zanotti in contrada Bologna, due cartiere Turrinelli in contrada Folletto, la fucina Maccarinelli in contrada Fucina di sopra, la fucina con mulino Stefana in contrada Fucina di sotto, e il molino Tosana in frazione Muratello.
Nell'archivio storico comunale di Nave è conservato il fondo documentale riconducibile all'attività del Consorzio Minera, attraverso il quale è possibile ricostruirne la storia fino agli anni Settanta del secolo scorso.
In archivio sono conservati anche i fondi prodotti da altri due consorzi idrici, il Consorzio d'irrigazione Prada- Malvezzi-Muratello e il Consorzio idraulico del torrente Listrea.
Alcuni fondi documentali prodotti da altri consorzi idraulici e irrigui attivi in Valle Trompia nei secoli passati sono pure conservati negli archivi storici dei comuni di Gardone V.T. (Consorzio idraulico della sponda destra del Mella, con documenti dal1883 al 1953) e di Concesio (Compartita della Serioletta proveniente dal Mella in Pregno 1798-1908, Consorzio per le riparazioni della sponda sinistra del Mella 1786-sec. XIX, Consorzio Tronto inferiore 1837-1882, Consorzio per la sponda sinistra del torrente Tronto superiore o di S. Andrea 1847-1895).
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POLAVENO - La Pozza di Magazzo

Una pozza per l'abbeverata posta in un secolare castagneto.
 
La Pozza di Magazzo, detta anche Pozzone per le sue grandi dimensioni, si trova sul versante che dalla frazione polavense di Gombio sale a S. Maria del Giogo. A metà costa, infatti, si apre un pianoro dotato di numerose cascine; il pendio è terrazzato con muretti a secco ormai in degrado, testimonianza di antiche coltivazioni. Sono inoltre presenti ampi castagneti, tra i quali quello che ospita la Pozza stessa, dotato di alcune piante di notevoli dimensioni.

VILLA CARCINA - Il ponte di Pregno

Lo storico ponte di Villa Carcinaattraversa il Mellaall'altezza della frazione di Pregno; chi risale la Valle Trompia lo incontra sulla destra, un poco discosto rispetto al nuovo ponte su cui passa la strada provinciale. E' un largo ponte in pietra a tre arcate, carreggiabile, su cui fino al 1970 transitava la principale via di collegamento tra la città di Brescia e la valle.
La storia del ponte di Pregno è costellata da una serie di devastazioni dovute alle frequenti piene del fiume Mella e altrettante ricostruzioni, con il seguito di lunghe dispute tra gli abitanti delle diverse frazioni del comune circa il luogo più adatto alla sua collocazione, in un intreccio che vede spesso contrapporsi interessi pubblici e interessi privati. In effetti, la scelta della località non poteva essere lasciata al caso, ma doveva essere attentamente valutata in relazione alla qualità delle rive, alla portata e all'andamento del fiume, e, naturalmente, alla facilità di accesso per la maggior parte della popolazione. La zona di Pregno sembrava rispondere a tutte queste esigenze; inoltre la presenza di un ponte in questa località, per quanto soggetto ai capricci del fiume, consentiva di evitare il passaggio sulla famigerata strada "della Pendezza" che costeggiava il fiume, pericolosa per gli uomini e per gli animali che vi transitavano, ma unica via altrimenti percorribile per raggiungere la città.
Nell'archivio storico comunale è particolarmente abbondante, lungo tutto l'Ottocento, la documentazione relativa alle opere di costruzione , manutenzionee rafforzamentodel ponte di Pregno. Dopo l'ultima ricostruzione, portata a termine negli anni Ottanta del XIX secolo dall'imprenditore di Federico Bagozzi, il ponte appare così come lo possiamo vedere ancora oggi.
Numerose sono anche le testimonianze documentali relative ad altri ponti esistenti sul territorio comunale, primo fra tutti il ponte che congiunge le due frazioni di Carcina e Cailina.

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